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La Chernobyl dei Casalesi

La Chernobyl dei Casalesi

Rifiuti tossici del clan: processo a rischio prescrizione

Istanza dei difensori di Cicciariello e Walter Schiavone, Pezzella e D'Ambrosio. Il giudice prende tempo

Rischia di finire con un nulla di fatto il processo per i rifiuti tossici interrati da parte del clan dei Casalesi che avrebbero contaminato le falde acquifere e compromesso la salute dei cittadini di Casal di Principe e dei comuni più o meno vicini.

Stamattina nel corso dell'udienza gli avvocati difensori hanno sostenuto la prescrizione dei reati, iniziati oltre 30 anni fa protraendosi nel tempo, fino al 2013 quando vennero effettuati scavi e rinvenuti anche alcuni fusti a Casal di Principe. Istanza su cui il giudice Roberto Donatiello, che presiede la prima sezione collegiale (Collegio C) del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si è risarvato con la decisione che è stata rinviata alla fine di ottobre. 

Per quei fatti sono imputati Francesco Schiavone conosciuto come "Cicciariello", il cugino Walter, noto per la costruzione di una villa in stile Scarface, da anni confiscata, nonché fratello del più famoso capoclan dei Casalesi, soprannominato "Sandokan"; Nicola Pezzella e Luigi D'Ambrosio

Il processo è nato dall'indagine della Dda di Napoli che, sulla base delle dichiarazioni di alcuni pentiti, portò all'effettuazione di scavi a Casal di Principe. Si sospettava che il clan avesse interrato rifiuti tossici. Le operazioni di scavo confermarono la presenza di 150mila metri cubi di rifiuti speciali pericolosi, in particolare di materiali come stagno, berillio e idrocarburi pesanti, che avrebbero contaminato la falda acquifera facendo aumentare la concentrazioni di sostanze tossiche come il tetracloroetilene, il dicloropropano, lo zinco, il piombo, i nitriti e i nitrati. Dopo gli scavi, furono posti sotto sequestri numerosi pozzi da cui privati cittadini prelevavano l'acqua per irrigare la terra o per il consumo domestico. A tutti gli imputati è contestato il reato di adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari con l'aggravante mafiosa, proprio in relazione al presunto inquinamento delle acque.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Pasquale Diana, Mauro Valentino e Giuseppe Tessitore. Il Comune di Casal di Principe si è costituito parte civile assistito dall'avvocato Giovanni Zara. 


 

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