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Cronaca Casal di Principe

Dal business dei rifiuti agli appalti al Cira: la carriera dell'imprenditore del clan

Sergio Orsi colpito dalla nuova inchiesta della Dda. E' stato già coinvolto negli scandali su Eco4 e Flora Ambiente

"Partecipe del clan dei Casalesi (fino al 2010) con il ruolo di imprenditore chiamato ad infiltrarsi nelle pubbliche amministrazioni nell'interesse del clan". È questa la definizione di Sergio Orsi, imprenditore 65enne di Casal di Principe, fatta dal gip Isabella Iaselli del tribunale di Napoli firmataria dell'ordinanza di custodia cautelare, di cui sono state destinatarie 11 persone, nella vicenda degli appalti 'truccati' del Cira.

Una eredità imponente quella di Sergio Orsi, l'imprenditore d'élite colluso con la camorra con un ruolo di infiltrato nelle pubbliche amministrazioni per conto del clan dei Casalesi cucito addosso già dal 2000. Per la Dda è stato insieme al fratello Michele - ucciso nel 2008 dal gruppo di fuoco di Giuseppe Setola - uno dei primi protagonisti del sistema ecomafie. Venne inserito infatti nel meccanismo della spartizione politico-amministrativa del business dei rifiuti e delle società miste per conto del clan dei Casalesi di cui ne era il volto imprenditoriale. Infatti, col defunto fratello Michele è stato titolare di fatto della Flora Ambiente.

È stato condannato per una pluralità di reati tra i quali la turbata libertà degli incanti e la partecipazione al clan dei Casalesi, fazione Bidognetti, con sentenza passata in giudicato il 12 dicembre 2019 nel processo Eco4: per la Dda era il volto imprenditoriale degli affari del clan dei Casalesi mentre quello politico per il sodalizio camorristico era quello di Nicola Cosentino anch'egli implicato nella medesima vicenda. In qualità di imprenditore nel campo della raccolta e del riciclo dei rifiuti ha svolto il ruolo di raccordo tra la camorra e gli esponenti politici legati poi alla vicenda del Consorzio di Rifiuti CE4 ed alla ricerca del partner imprenditoriale da affiancarvi ovvero la società mista Eco4 sfruttando i propri legami sbaragliando la concorrenza.

A suo carico ci sono le dichiarazioni di Gaetano Vassallo, socio occulto poi divenuto collaboratore di giustizia, con il quale Orsi aveva concordato una condotta truffaldina stipulando un contratto di noleggio veicoli nella effettiva titolarità di Vassallo tra la Eco4 e Flora Ambiente strutture sociali riferibili ai fratelli Orsi fissando per il noleggio la somma di 600.000 euro all'anno. Altra vicenda che ha visto coinvolto Sergio Orsi è stata quella con la società Flora Ambiente giudicata con sentenza di condanna della Corte di Appello di Napoli passata in giudicato il 28 febbraio 2017 che vede ancora l'imprenditore rispondere dei reati di turbata libertà degli incanti e corruzione stavolta insieme a Andrea Lettieri, ex sindaco di Gricignano d'Aversa, e Angelo Brancaccio ex sindaco di Orta di Atella (entrambi i sindaci sono stati assolti). Anche in questo caso venne contestata l'aggravante mafiosa di aver agevolato il clan dei Casalesi in particolar modo la fazione Russo - Schiavone. In relazione a tale condanna Orsi venne tratto in arresto il 17 gennaio 2020 dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta a seguito dell'ordinanza di carcerazione emessa dalla Procura Generale di Napoli presso la Corte di Appello e scarcerato in data 20 gennaio 2020 per prosecuzione della pena in regime di detenzione domiciliare terminata il 13 settembre 2020.

Nonostante l'assoluzione dello scorso primo aprile dalle accuse di interposizione ed intestazione fittizia di beni di cui rispondeva insieme a suo figlio Adolfo, ad Antonio Mona e Enzo Papa per la vicenda Sia Srl ritenuta dalla Dda società schermo per continuare i loro affari nel settore dei rifiuti evitando la sottoposizione a misure patrimoniali, la sete di "stare nel giro" non si è placata. Difatti nel regime di detenzione domiciliare e 12 giorni prima che lo stesso terminasse venne costituita la società Italiana Multiservizi Srl intestata fittiziamente a Felice Ciervo e al nipote Salvatore Orsi il cui fine era insediarsi negli appalti pubblici del Cira garantendo così introiti derivanti dalla percentuale del 10% sull'importo dei lavori garantiti.

La nuova contestazione della Dda è per la turbata libertà degli incanti un reato che è un marchio di fabbrica per l'imprenditore anche cartello del clan dei Casalesi che aveva messo gli occhi sugli appalti pubblici del Cira per importi che variavano dai 40.000 ai 600.000 euro, con mire fino al milione di euro.

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