Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca Santa Maria La Fossa

Imprenditore ucciso, nessuno sconto di pena per il killer dei Casalesi

La Suprema Corte ha negato il vincolo della continuità per Cesare Bianco

Nessuno sconto di pena per Cesare Bianco, 58enne di Casal di Principe, affiliato al clan dei Casalesi fazione Schiavone.

La prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Giuseppe De Marzo, si è pronunciata sul ricorso presentato da Bianco, avverso l'ordinanza della Corte d'Assise d'Appello che rigettava la richiesta avanzata dal killer dei Casalesi, finalizzata al riconoscimento del vincolo della continuazione tra l'omicidio volontario di Giovanni Parente commesso a Santa Maria La Fossa il 26 settembre 1996  e quello della partecipazione alla consorteria criminale. Tali reati erano originariamente contestati in un unico procedimento ma poi giudicati separatamente a seguito di numerosi annullamenti a opera della Cassazione con due sentenze diverse.

Per la Corte l'omicidio consumatosi nel '96 avvenne per un presunto sgarro della vittima, titolare di una agenzia di onoranze funebri che aveva effettuato un funerale in violazione degli accordi con l'agenzia di Lucia Setola, suocera di Antonio Papa affiliato ai 'Mezzero', il cui capo era il referente del clan fazione Schiavone nei territori di Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Per i giudici partenopei tale fatto delittuoso 'non può essere stato programmato e previsto dall'istante anche solo nelle linee generali sin dall'ingresso nell'associazione camorristica'. 

Per La Corte quindi non c'è diretta correlazione tra l'ingresso nel clan dei Casalesi a partire dal 1986/87 di Cesare Bianco e il reato-fine, ovvero l'assassinio di Giovanni Parente.

"All'epoca della sua affiliazione il ricorrente non si occupava neppure di omicidi - motivano i giudici - e solo in seguito, divenendo maggiormente intraneo, ha iniziato a parteciparvi. L'omicidio in questione sarebbe stato deciso solo nel 1996 a seguito di fatti coevi". Per tali argomentazione la prima sezione della Suprema Corte ha rigettato il ricorso.

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