Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Riciclaggio dei Casalesi in Toscana, svolta in Cassazione per 8 indagati

La Suprema Corte annulla l'aggravante mafiosa ed invia gli atti per un nuovo Riesame

Arriva la svolta in Cassazione per 8 indagati coinvolti nell'inchiesta sul riciclaggio da parte della fazione guidata da Michele Zagaria del clan dei Casalesi, attraverso le false fatture, in Toscana. 

La Suprema Corte ha ritenuto insussistente l'agevolazioni mafiosa contestata ai fratelli Giuseppe e Raffaele Diana, ad Amedeo ed Enrico Laudante, a Raffaele Napoletano e Conte rinviando al tribunale del Riesame di Firenze per nuovo giudizio che tenga conto di tale determinazione soprattutto in relazione alla misura cautelare in atti. 

La Procura Generale aveva chiesto l'aggravante mafiosa per i fratelli Diana mentre per il resto degli indagati aveva chiesto l'annullamento. Annullata l'aggravante mafiosa anche per Guglielmo Di Muro e Della Gatta. Nel collegio difensivo gli avvocati Sabato Graziano, Guido Diana, Giuseppe Stellato, Gianfranco Carbone, Pasquale Verde.

L'indagine aveva permesso di rilevare che soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali ubicate anche sul territorio toscano. Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le Fiamme Gialle hanno disvelato un complesso sistema di false fatturazioni posto a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società "cartiere".

I conti correnti di queste venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di "bancomattisti prelevatori", persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza (RdC, sostegno economico introdotto nel 2019) o di emergenza (REM, misura introdotta a seguito dell’emergenza epidemiologica), remunerate dal sodalizio con commissioni pari al 2-3% delle somme monetizzate (equivalenti a somme nell'ordine dei 50/100 euro). Nel dettaglio, è stato rilevato un sofisticato sistema fraudolento, fondato su diverse società, ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite da prestanome, che hanno svolto diversi lavori edili sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto. Per tutti il processo è in programma a gennaio. 

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