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Cronaca Casal di Principe

Restituiti fondi Covid ad imprenditore: il fratello è vicino a Zagaria

La Cassazione annulla il sequestro di 17mila euro a Pezzella. Era stato colpito da interdittiva ma aveva ricevuto i sostegni dello Stato

Annullamento senza rinvio: restituiti i fondi Covid ad Augusto Pezzella 57enne, imprenditore edile di Casal di Principe e fratello di Raffaele Pezzella ritenuto contiguo al 'cerchio magico' del clan dei Casalesi capeggiato da Michele Zagaria.

È quanto disposto dai giudici della Sesta Sezione della Suprema Corte di Cassazione che hanno accolto il ricorso presentato dal legale di Pezzella, l'avvocato Ferdinando Letizia, avverso l'ordinanza di misura cautelare reale emessa dal Tribunale del Riesame di Perugia con la quale veniva rigettata l'impugnazione avverso il decreto di sequestro preventivo della somma di 17.830 euro.

Augusto Pezzella era stato denunciato nel luglio 2021 dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economica - Finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia per inbebita percezione di erogazione pubblica poiché in qualità di legale rappresentante della società C. M. P. Srl aveva omesso di fornire informazioni dovute per l'accesso ai contributi nazionali per far fronte alle crisi di fatturato durante l'emergenza sanitaria da Covid 19. In particolare, l'omissione riguardava l'intervenuta interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Perugia nel maggio 2017 nei confronti della società poiché Augusto Pezzella era ritenuto contiguo al 'cerchio magico' del clan camorristico con a capo Michele Zagaria (e perciò escluso dalle liste delle aziende pulite) e conseguiva indebitamente nell'aprile 2021 il contributo a fondo perduto con il Decreto Sostegni (DL. 4/2021) erogato dallo Stato per far fronte all'emergenza economica da Covid 19 per un importo pari a 17.838 euro.

Con la società di costruzioni l'imprenditore casalese operò in forma di edilizia privata in tutta la provincia  di Perugia dal novembre 2013 fino al dicembre 2019 nonostante l'intercorsa interdittiva antimafia nel 2017 per i legami a doppio filo con il clan dei Casalesi, emersi con vigore a seguito delle dichiarazioni rese da alcuni pentiti come Massimiliano Caterino e Antonio Iovine nell'inchiesta 'Medea'. A causa del provvedimento interdittivo venne negata la possibilità a Pezzella di avere rapporti contrattuali con le pubbliche amministrazioni oltre che l'erogazione di fondi pubblici, finanziamenti, mutui agevolati o qualsivoglia concessione dallo Stato per lo svolgimento di attività imprenditoriali per l'intera durata dell'interdittiva. Nell'aprile 2021 all'atto della compilazione della domanda per l'erogazione del contributo nazionale Pezzella dichiarò di essere socio unico nonché amministratore della società di costruzioni asserendo di operare nel ramo dell'edilizia privata.

Con tale escamotage ed omissione in merito all'interdittiva conseguì il pagamento del contributo a fondo perduto. Dall'indagine dei Gico di Perugia sulle posizioni  dei soggetti percettori di fondi pubblici con i relativi provvedimenti ostativi di cui erano destinatari nonché accertamenti bancari si ricostruì il flusso bancario della società di Pezzella con somme in ingresso indebitamente percepite.

Nel luglio 2021 il Gip del Tribunale di Perugia Piercarlo Frabotta dispose il sequestro preventivo della somma di 17.838 euro rinvenibile sui conti correnti societari nonché dei beni fungibili o infungibili in cui tale profitto si era trasformato. Il difensore di Augusto Pezzella in una lunga discussione dinanzi agli Ermellini  dif ha mostrato come il suo assistito non abbia tenuto un comportamento omissivo nell'autodichiarazione in merito alle condizioni ostative previste dal Codice Antimafia per il conseguimento dei ristori Covid giacché tale requisito non era 'obbligatorio' nel format stesso del modello da compilare. Annullamento senza alcun rinvio e dissequestro della somma con restituzione all'avente diritto è stata la decisione finale della Suprema Corte.

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