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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca Maddaloni

Racket e droga della camorra, condannate le nuove leve dei D'Albenzio

Sedici anni al nuovo capo Salvatore D'Albenzio ed ai suoi affiliati. Imprenditori minacciati con le armi

Nove condanne. Sono quelle pronunciate dal gup Egle Pilla del tribunale di Napoli nei confronti delle nuove leve del gruppo D'Albenzio di Maddaloni, storicamente alleato del clan Belforte, all'esito del processo celebrato con rito abbreviato.

Il giudice ha inflitto 5 anni e 4 mesi a Giuseppe Amato; 5 anni e 4 mesi per Lidia Maricela Apostolie; 16 anni per Salvatore D'Albenzio, figlio di Domenico alias 'o Faraon; 5 anni per Antonio D'Angelo; 2 anni e 8 mesi per Ernesto Di Cicco; 5 anni e 4 mesi per Achille Fiorillo; 4 anni per Antonio Mastropietro; 2 anni per Vincenzo Russo, a cui è stato concesso il beneficio della sospensione della pena; 10 anni per Palladino Spallieri. Pene sensibilmente inferiori alle richieste della Dda. Nel collegio difensivo sono stati impegnati gli avvocati Valerio Stravino, Mario Corsiero, Sergio Ricca, Marco Schiavone, Rossana Merenda e Del Piano. 

Da quanto emerso dalle indagini il gruppo avrebbe imposto il pizzo sfruttando il "brand D'Albenzio", ancora molto temuto nella città maddalonese. Le vittime, molte delle quali non hanno denunciato, venivano avvicinate dai sodali per la pretesa estorsiva nelle rate canoniche di "Natale, Pasqua e Ferragosto". Chi non pagava veniva minacciato ed aggredito. In un'intercettazione il boss D'Albenzio aveva avanzato l'idea di devastare una vetrina a colpi di kalashnikov. Altro settore in cui il clan aveva investito le proprie risorse era quello degli stupefacenti. 

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