Il racket del 'compare' di Cutolo: i 7 arrestati respingono le accuse

Il gruppo del boss Michele Giuliano Aria davanti al giudice per l'interrogatorio di garanzia

A capo della banda il 'figlioccio' del boss Cutolo

Hanno risposto alle domande del giudice respingendo le accuse i sette arrestati nell'ambito dell'inchiesta della Squadra Mobile di Caserta che ha svelato il racket imposto ad alcuni imprenditori di Teano da parte della camorra che viaggiava sull'asse Nco-Casalesi.

Dinanzi al gip Saverio Vertuccio sono sfilati gli indagati arrestati sabato scorso: Michele Giuliano Aria, figlioccio del boss Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata; i figli Armando e Michele jr. Aria; Salvatore Salerno, referente del clan Papa federato ai Casalesi; Francesco Faella, Paride Corso e Lorenzo Corbisiero, questi ultimi 3 faccendieri del gruppo e deputati a minacciare e picchiare le vittime. Tutti gli indagati hanno replicato alle accuse dalla Dda di Napoli fornendo una loro versione dei fatti contestati. Nei prossimi giorni i difensori depositeranno istanza al Riesame. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Ignazio Maiorano, Fabrizio Zarone, Ciro Balbo, Marco Andrea Zarone e Vincenzo Cortellessa. 

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Secondo quanto ricostruito dalla Dda gli Aria, sfruttando il 'brand' Cutolo (di cui Michele Giuliano si dichiarava il compare) e quello dei Casalesi, avrebbero imposto il pizzo al titolare di un autosalone e costretto due fratelli a lasciare un capannone. Oltre alle minacce nei confronti delle vittime il gruppo era solito anche picchiare le vittime, in un caso con mazze da baseball, fare attentati nei loro confronti. Dalla denuncia delle persone offese, che non riuscivano a sostenere più il peso delle pretese estorsive, arrivate anche alla richiesta di un terzo degli introiti, è partita l'indagine che ha portato all'arresto del gruppo. 

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