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The Queen, busta sparita ed alterata per l'appalto del Pip

Il racconto di un ufficiale dei carabinieri ai giudici. Schede intestate a extracomunitari e linguaggio criptico per eludere le indagini

Una busta rubata per truccare una gara d'appalto. Lo ha riferito un ufficiale dei carabinieri nel corso del processo sul sistema "La Regina", con un giro di corruzione per gli appalti turbati nell'Alto Casertano ed a Casapulla che vede coinvolti politici, imprenditori e tecnici. 

L'ufficiale è stato escusso sulla gara per il Pip a Casapulla. La gara era stata in un primo momento annullata in seguito all'esposto di un consigliere comunale che aveva presentato un esposto all'Anac. La successiva gara, indetta dopo l'intervento dell'Anticorruzione, fece emergere la manomissione delle buste per favorire l'imprenditore Raffaele Piccolo che, con la complicità del responsabile tecnico del Comune di Casapulla, Carlo Antonio Piccirillo, sarebbe riuscito a recuperare la busta ed alterarne il contenuto riuscendo così ad aggiudicarsi la gara. 

La questione degli appalti di Casapulla è stata al centro dell'intera udienza, anche con l'escussione di un militare della guardia di finanza. In particolare, il finanziere ha riferito sui sistemi utilizzati dagli indagati per eludere le indagini a loro carico con l'intestazione di schede ad extracomunitari e l'utilizzo di un linguaggio criptico per darsi appuntamenti. Ad esempio sarebbero emersi messaggi del tipo "ci vediamo dall'avv", per indicare appuntamenti ad Aversa. Altro luogo d'incontro era un panificio di Santa Maria Capua Vetere. 

L'inchiesta - che vede imputati, tra gli altri, gli ex sindaci Giuseppe Avecone, di Alife, Ferdinando Bosco, di Casapulla, Nicola D'Ovidio di Riardo, oltre al faccendiere Alessandro Zagaria - ruota attorno all'ingegnere napoletano Guglielmo La Regina e per tale ragione l'inchiesta prende il nome di "The Queen". Nel mirino degli inquirenti sono finiti 18 appalti concessi tra il 2013 e l'inizio del 2016 da vari comuni del Casertano, come Alife, Francolise, Riardo, tra cui lavori per ristrutturazioni di importanti immobili storici; tra gli imputati molti ingegneri e architetti nominati dai vari Comuni come componenti delle commissioni di gara responsabili dell'affidamento dei lavori, che, secondo i magistrati della Dda di Napoli, finivano quasi sempre a poche ditte, alcune collegate al clan Zagaria. Tra gli appalti regionali presi in considerazione dalla Dda i lavori relativi al consolidamento e messa in sicurezza del Castello Medioevale di Riardo, quelli per la realizzazione del Museo Archeologico di Alife, e l'intervento denominato "Le Porte dei Parchi", consistente nel restauro dei castelli medioevali ubicati nei vari paesi del casertano. 

Si sono costituiti tra le parti civili i comuni di Casapulla ed Alife, quest'ultimo rappresentato dall'avvocato Salvatore Piccolo, oltre all'associazione Libera. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Stellato, Gennaro Ciero, Gianluca Di Matteo ed Abet. 

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