Camorra & politica, la difesa prova a smontare il ruolo del "reggente dei Casalesi"

Dal figlio col Rolex in Ferrari alle intimidazioni al fratello attivista di Libera: così gli avvocati tentano di ridimensionare l'attendibilità dell'imprenditore che si è definito l'erede di Capastorta

Francesco Zagaria, alias Ciccio e brezza

Dubbi enormi sul reale ruolo di Francesco Zagaria, alias Ciccio e Brezza, all’interno del clan dei Casalesi e, conseguentemente, su quelle che sono state le accuse che l’imprenditore di Casapesenna trapiantato a Capua ha lanciato nei confronti dell’ex sindaco Carmine Antropoli e degli amministratori Marco Ricci e Guido Taglialatela. Sono quelli che hanno cercato di far emergere oggi gli avvocati che compongono il collegio difensivo (Mauro Iodice, Maiello, Gerardo Marrocco, Lorenzo Caruso e Guglielmo Ventrone) nel corso del controesame al collaboratore di giustizia, perno del processo a carico degli ex amministratori di Capua, che si sta svolgendo davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta dal giudice Giovanna Napoletano. Gli avvocati difensori hanno provato a far emergere in particolare due circostanze: la prima relativa alla posizione attuale del figlio di Francesco Zagaria che, stando a quanto emerso da indagini difensive, riuscirebbe ancora ad avere un tenore di vita molto alto nonostante i sequestri subiti dal padre (si è parlato di una Ferrari e di un Rolex indossato durante una trasferta a Parigi). Ma soprattutto è stato portato al vaglio della corte la delicata situazione di cui è stato vittima il fratello del collaboratore di giustizia, che nel 2016 è stato vittima di un avvertimento in pieno stile camorristico, con una testa di agnello lasciata davanti casa dell’esponente dell’associazione ‘Libera contro le mafie’. Un episodio che Francesco Zagaria ha ammesso di non aver “approfondito” sul quale ha solo qualche ipotesi sul mandante, ma che aprirebbe, secondo gli avvocati difensori, una necessaria riflessione sul reale ruolo di Ciccio e brezza all’interno del clan dei Casalesi, dopo che lui stesso si è definito “reggente dopo l’arresto di Michele Zagaria (detto Capastorta)”. Il processo è stato poi aggiornato a settembre quando sarà chiamato a testimoniare in aula anche l’ex candidato sindaco di Capua, Giuseppe Chillemi.

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