rotate-mobile
Domenica, 25 Febbraio 2024
Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Le immagini della mattanza in carcere entrano nel processo con un video di tre ore e mezzo

Il filmato proiettato al bunker nel maxi processo per le torture. Detenuti picchiati per 500 metri: "Uno di loro portato via in braccio"

I filmati delle torture al carcere di Santa Maria Capua Vetere entrano nel maxi processo agli agenti della polizia penitenziaria ritenuti i responsabili della mattanza dei detenuti avvenuta il 6 aprile del 2020. 

I filmati

Una clip lunga oltre 3 ore e mezza (la stessa durata di "Ben Hur") in cui sono stati condensati i pestaggi  (l'intero compendio delle immagini è di circa 70 ore riprese da 9 diverse telecamere) avvenuti nel reparto Nilo della casa circondariale "Francesco Uccella". Il tutto con il commento del carabiniere Medici che ha redatto il terzo capitolo della lunghissima informativa alla base dell'indagine che ha portato a processo 105 imputati tra agenti, funzionari del Dap e due medici. Alle 16,08 del 6 aprile le telecamere hanno ripreso gli agenti entrare nei reparti del Nilo per quella che doveva essere una perquisizione straordinaria. "Le operazioni sono iniziate contemporaneamente nella terza e nella quinta sezione (quella dove la sera del 5 aprile era scoppiata la rivolta in seguito al primo caso Covid nel penitenziario nda)" ubicate al secondo e terzo piano del Nilo, procedendo poi alla quarta ed alla sesta. "Gli agenti entrano nella rotonda d'ingresso e nelle sezioni. In ogni sezione entrano tra i 40 ed i 50 agenti". I detenuti vengono prelevati dalle celle e divisi tra chi andava nella sala socialità, presente in ogni sezione, e chi verso gli spazi per il passeggio, al pian terreno e scoperti dalle telecamere. "Il criterio era che i detenuti ristretti in celle più vicine alla socialità andavano nella saletta mentre quelli più lontani venivano portati verso le aree passeggio". 

L'identificazione degli agenti

Il testimone di pg, nel corso della sua escussione dinanzi alla Corte d'Assise presieduta da Roberto Donatiello, ha poi chiarito come sono stati identificati gli agenti. "Sono stati riconosciuti dai detenuti - ha precisato - e poi collocati nello spazio e nel tempo durante l'azione". Un riconoscimento che ha avuto riscontri anche "attraverso i social, le banche dati della motorizzazione e le carte d'identità". Inoltre, da quanto emerso, gli agenti interni alla casa circondariale non indossavano i caschi, protezione che ha reso più difficoltoso il riconoscimento dei nuclei giunti a Santa Maria Capua Vetere da altri penitenziari: Secondigliano e Avellino. Medici, inoltre, ha anche riconosciuto in aula alcuni degli agenti, principalmente ufficiali (ispettori o commissari) che durante la mattanza avevano funzioni di comando. Uno di loro entra addirittura nella quinta sezione con un foglio: "c'era una lista di 14 detenuti ritenuti i capi e promotori della rivolta". Furono i primi ad essere prelevati dalle celle e condotti verso le scale degli agenti, anche queste scoperte dalle telecamere (come l'ultimo piano con le sezioni 7 e 8). 

Gli orrori nella sala socialità

I detenuti della quinta sezione restarono in sala socialità per quasi un'ora: dalle 16,09 alle 17,03. "Sono stati tutto il tempo con la fronte e le mani al muro", ha precisato Medici. Alle 16,59 i detenuti 'deboli' vennero fatti uscire. Gli agenti liberano lo spazio da sedie e giochi, tra cui un biliardino. Si dispongono in due ali attraverso le quali dovevano passare i detenuti: "Venivano fatti uscire in base al numero di cella". Al passaggio venivano colpiti con schiaffi ma anche calci e pugni. Veri e propri pestaggi che si sono protratti in alcuni casi fino al rientro in reparto. 

Un detenuto portato via in braccio

Tra le immagini più forti della prima parte della visione c'è poi quella di un detenuto, rimasto non identificato, che viene portato via in braccio da altri due reclusi. Escono dalla sezione e si dirigono verso le scale riservate agli agenti. "Probabilmente sono diretti in infermeria", ha ipotizzato Medici che, però, ha poi ammesso come non siano stati "rinvenuti referti sui detenuti riguardanti quel giorno". 

Picchiati per 500 metri

Nel corso della sua escussione, inoltre, Medici ha poi descritto il carcere soffermandosi anche sulle distanze tra le sale della socialità, i corridoi delle sezioni e le aree dedicate al passeggio. Lunghi corridoi con una distanza massima raggiunta in circa 250 metri e percorsa anche due volte dai detenuti. In quegli spazi sarebbero proseguiti i pestaggi. L'intera operazione si sarebbe conclusa solo alle 19,30.

Il caso del detenuto non censito

Il testimone ha inoltre riferito su quanti detenuti fossero presenti quel giorno al Nilo. Dal mattinale erano 306 ma al momento della mattanza erano 304 in quanto due erano stati rilasciati poche ore prima ed un altro era stato ricoverato in quanto aveva febbre alta. Ce n'era poi un altro che non risultava presente al Nilo ma che "si è riconosciuto nei video", ha precisato ancora Medici. 

Le accuse

I fatti di cui al processo sono accaduti il 6 aprile del 2020 dopo che il giorno precedente ci fu una protesta dei detenuti in seguito al primo contagio Covid nel penitenziario. La reazione degli agenti fu durissima: bisognava ripristinare l'ordine adottando il "sistema Poggioreale". Circa 200 agenti entrarono in reparto per una perquisizione straordinaria. I detenuti vennero fatti uscire dalle celle e pestati con i manganelli ed umiliati. Molti vennero fatti inginocchiare in una sala dedicata alla socialità con gli agenti che di tanto in tanto li percuotevano. A qualcuno vennero tagliati i capelli e la barba. Scene da macelleria messicana riprese dalle telecamere della videosorveglianza installata in reparto che ripresero anche il pestaggio di un detenuto in carrozzina.

Tra gli avvocati che difendono i detenuti vittime delle aggressioni ci sono: Carmine D'Onofrio (tra i primi a depositare una denuncia per uno dei detenuti facendo avviare l'indagine), Mirella Baldascino, Luca Viggiano, Goffredo Grasso, Elvira Rispoli, Fabio Della Corte, Giuseppe De Lucia, Gennaro Caracciolo, Ferdinando Letizia, Marco Argirò, Pasquale Delisati, Andrea Balletta e Giovanni Plomitallo. A rappresentare l'Asl di Caserta, invece, l'avvocato Marco Alois mentre l'avvocatura dello Stato si è costituita per il Ministero della Giustizia.  Asl e Ministero della Giustizia sono stati citati anche in qualità di responsabili civili. 

Tra i difensori degli imputati sono impegnati - tra gli altri - gli avvocati Giuseppe Stellato, Mariano Omarto, Vittorio Giaquinto, Carlo De Stavola, Raffaele Costanzo, Angelo Raucci, Roberto Barbato, Dezio Ferraro, Elisabetta Carfora, Domenico Di Stasio, Valerio Stravino, Massimo Trigari, Luca Di Caprio, Mario Corsiero, Rossana Ferraro, Ernesto De Angelis, Claudio Botti, Vitale Stefanelli, Michele Spina, Fabrizio Giordano, Raffaele Russo, Valerio Alfonso Stravino, Antonio Leone, Domenico Pigrini, Ciro Balbo, Dario Mancino, Natalina Mastellone, Gabriele Piatto, Carlo De Benedictis, Rosario Avenia, Domenico Scarpone, Eduardo Razzino e Nicola Russo. 


 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Le immagini della mattanza in carcere entrano nel processo con un video di tre ore e mezzo

CasertaNews è in caricamento