Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Mondragone

Il processo ai pusher si apre col colpo di scena: atti in Assise per sequestro di persona

Accolta l'eccezione di competenza funzionale dei legali per gli spacciatori Orveto e Lagnese

Processo davanti alla Corte d’Assise per Oreste Lagnese e Fabio Orveto, rispettivamente di 27 e 45 anni, entrambi di Mondragone, coinvolti insieme ad altre 8 persone nella maxi operazione dei carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sulle oltre 15.000 le cessioni di sostanze stupefacenti tra hashish, marijuana, cocaina e crack con il placet del clan La Torre.

Si è aperta così la prima udienza di comparizione a carico dei due imputati mondragonesi dinanzi alla prima sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Sergio Enea. I legali, Antonio Miraglia e Nicola Alessandro D’Angelo, hanno sollevato l’eccezione di incompetenza funzionale poichè uno dei reati contestati a Lagnese e Orveto, il sequestro di persona a scopo di estorsione, rientra nell’alveo delle competenze della Corte d’Assise. Il collegio ha quindi accolto l’eccezione e si è dichiarato incompetente trasmettendo gli atti in Assise.

Lagnese e Orveto sono stati destinatari di misura cautelare insieme ad Angelo Gagliardi, 70enne di Mondragone detto Mangianastri elemento di spicco del clan La Torre; Serafino Pietropaolo, 50enne mondragonese; Ferdinando Palumbo, 22 enne di Mondragone, Fulvio Mariantoni, 45enne mondragonese; Manuel Miraldi, 22 enne di Mondragone ma residente in provincia di Siena. Tutti hanno optato per il rito abbreviato.

L’accusa nei loro confronti è di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, nonchè detenzione illecita di armi e un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione. Nella consorteria criminale figura apicale era rivestita da Angelo Mangianastri Gagliardi che non solo controllava l’attività di spaccio ma individuava di proprio pugno i pusher e ‘galoppini’ assicurando così la sopravvivenza della stessa. L’organizzazione aveva il monopolio nella vendita dello stupefacente e ciò veniva garantito tramite una mazzetta al ‘boss’ di svariate migliaia di euro, conferite allo stesso settimanalmente. Erano talmente ramificati che i sodali riuscivano a sopperire alle continue domande di stupefacente provenienti dai più svariati acquirenti della città mondragonese e limitrofe. Richieste che giungevano ininterrottamente sia di giorno che di notte. 

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