Cronaca

“I computer nel covo di Zagaria erano vuoti”. Nel processo al poliziotto ‘convocato’ anche Inquieto

La deposizione del perito informatico nell’udienza a carico di Oscar Vesevo, accusato di aver fatto scomparire una pen drive del capoclan

Oscar Vesevo il giorno dell'arresto di Michele Zagaria

I computer sequestrati nel covo di via Mascagni a Casapesenna, in cui si nascondeva il capoclan dei Casalesi Michele Zagaria, erano vuoti. E’ quanto ha dichiarato il perito informatico che ha analizzato i dispositivi sequestrati nel corso della perquisizione dopo l’arresto del capoclan.

Il teste è stato escusso questa mattina nel corso dell’udienza del processo a carico di Oscar Vesevo, il poliziotto accusato di aver portato via dal covo subito dopo l’arresto del boss. I computer furono sequestrati nel covo di Zagaria, nella casa della famiglia Inquieto ed anche in un deposito poco distante. Le uniche immagini che sarebbero state rinvenute avrebbero raffigurato proprio le telecamere puntate sul deposito.

Per prossima udienza, invece, è stato chiamato a testimoniare Vincenzo Inquieto, il proprietario dell’abitazione di via Mascagni a Casapesenna. Nelle scorse udienze era stata ascoltata anche Rosaria Massa, ex moglie di Inquieto, che aveva confermato la circostanza della sparizione della pen drive.

Vesevo, difeso dall’avvocato Giovanni Cantelli, è imputato per peculato e corruzione con l’aggravante mafiosa, e di accesso abusivo ai sistemi informatici. L’indagine su Vesevo era partita dopo l’arresto del boss Michele Zagaria; per gli inquirenti, nella pen drive, un supporto incastonato in un ciondolo a forma di cuore della Swarovski, ci sarebbero stati i segreti del boss.

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