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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Casal di Principe

Nuove leve dei Bidognetti, pentito in aula tra non ricordo e confusione

Nel controesame di Vincenzo D'Angelo, neo collaboratore di giustizia, sono emerse numerose contraddizioni

Molti non ricordo e contraddizioni nel controesame del neo pentito Vincenzo D'Angelo sulle posizioni degli imputati. E’ quanto è emerso nel processo che si sta celebrando dinanzi alla prima sezione del tribunale di Napoli Nord presieduta dal giudice Eleonora Pacchairini a carico di 7 persone coinvolte nella maxi operazione dei carabinieri del comando provinciale di Caserta sulla riorganizzazione del clan dei Casalesi, in particolare delle fazioni Schiavone e Bidognetti.

Gli avvocati Alfonso Quarto, Ciro Della Torre, Annalisa Recano, Tammaro Diana nell’interesse dei loro assistiti - i fratelli Ernesto e Giovanni Corvino e Vincenzo Simonelli (per Quarto), Gabriele Salvatore (per Della Torre e Recano), Giuseppe Spada (per Diana) – esaminando il pentito hanno fatto emergere zone d’ombra riguardo alle contestazioni mosse dai magistrati antimafia.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda, i fratelli Corvino con Francesco Cerullo partecipavano al clan come soci del sodalizio nelle imprese funerarie a loro riconducibili imponendo il monopolio per la gestione dei funerali e versando nelle mani di Vincenzo D’Angelo i proventi derivanti dalla società occulta per il sostentamento diretto della famiglia Bidognetti. Dal controesame del teste sono emerse contraddizioni in merito alla natura partecipativa dei fratelli Corvino con Cerullo nel racket del caro estinto attraverso il consorzio I.F.A.

Per la Dda partenopea Gabriele Salvatore alias o spagnuol, insieme a Nicola Sergio Kader (già condannato in abbreviato) aveva partecipato a un episodio usuraio ai danni di un uomo. La contestazione però è riconducibile alle sole dichiarazioni della vittima e in particolar modo dopo il ritrovamento a casa di Kader di un assegno dell’imprenditore che ha tirato in ballo Salvatore. Dichiarazioni anche in questo caso correlate da "non ricordo". Per i magistrati antimafia Vincenzo Simonelli partecipava al clan raccogliendo i proventi estorsivi da Giosuè Fioretto consegnandoli ai Bidognetti. Il legale ha eccepito l’ambiguità di una intercettazione dove veniva indicato l’imputato senza che fossero stati fatti appostamenti o monitoraggi e lo stesso D'angelo non saputo attribuire un ruolo preciso nell'ambito della condotta contestata a Simonelli. A Spada è contestata una estorsione in concorso Giosuè Fioretto e Giovanni Stabile ai danni di due fratelli imprenditori nel settore dei metalli. Dubbi eccepiti anche in questo caso dal legale sull’effettiva partecipazione all’episodio estorsivo.

Sono finiti sotto processo Angelo Zaccariello, Gabriele Salvatore alias o spagnuol, Ernesto Corvino, Giovanni Corvino, Giuseppe Spada o zingar, Biagio Francescone, Vincenzo Simonelli alias papele. Agli indagati oltre al reato associativo, sono stati contestati reati fine quali estorsioni in danno di numerosi operatori commerciali (al fine di piegarne la volontà, un imprenditore sarebbe stato attinto alle gambe da colpi d’arma da fuoco), traffico di sostanze stupefacenti e contestuale controllo dell’attività di cessione di droga realizzato da terzi soggetti, che sarebbero stati costretti a versare denaro a esponenti del clan per garantirsi la gestione delle piazze di spaccio secondo quanto ricostruito dai magistrati antimafia partenopei Maurizio Giordano, Graziella Arlomede, Vincenzo Ranieri, Fabrizio Vanorio.

Si torna in aula nel mese di maggio per l’escussione del pentito Antonio Lanza. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Alfonso Quarto, Tammaro Diana, Ciro Della Torre, Domenico Della Gatta, Annalisa Recano, Pasquale Diana, Umberto Costanzo, Claudio Sgambato, Cristian Aniello. 

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