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Cronaca Teano

Opere trafugate al museo, chiesta perizia superpartes su uno dei reperti ritrovati

Il processo sta facendo luce sui furti al Museo Archeologico e al Teatro Romano

Richiesta una perizia superpartes per il "busto" della discordia ritrovato a casa di uno degli imputati. Dubbio sull'autenticità del 'reperto'. È quanto accaduto nel corso dell'udienza celebrata dinanzi al giudice monocratico Giorgio Pacelli del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel processo per le opere d'arte trafugate al Museo Archeologico e al Teatro Romano di Teano e rivendute a professionisti dell'area sidicina.

Sono finiti sotto processo l'avvocato  Gerardo Mastrostefano 57enne di Teano; il sanitario Emilio Autieri 72enne di Teano; Massimo Aversano, 50enne di Teano; Luca Compagnone, 45enne di Teano; Domenico De Biasio 26enne di Teano; Antonio Pane, 29enne di Teano accusati a vario titolo di ricettazione di reperti archeologici e furto aggravato dall'utilizzo di una minorenne.

L'indagine condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli con la collaborazione degli uomini della Compagnia di Capua iniziò nel gennaio 2016 seguendo le tracce di un furto commesso nel Museo Archeologico di Teano dove venne sottratta di una lucerna in terracotta apposta su una tomba cappuccina. I militari risalirono ai responsabili di quel furto compiuto il 13 gennaio 2016 ad opera di Antonio Pane, Domenico De Biasio e di una ragazzina che venne impiegata per un altro furto di reperti archeologici consumatosi presso il Teatro Romano di Teano.

Seguendo tali imputati scoprirono il sistema di furti non solo di opere antiche ma anche di porte, sedie e attrezzature da giardinaggio, nonché il meccanismo di vendita illegale a professionisti e le varie correlazioni con gli altri imputati. A casa del sanitario Autieri i carabinieri rinvennero circa 170 reperti depredati dal Teatro Romano e dal Museo Archeologico di Teano. Al seguito di un blitz a casa del legale Mastrostefano venne rinvenuto un busto maschile in marmo di epoca romana e nella casa paterna circa 33 opere perlopiù funerarie. Le opere sequestrate di verosimile interesse archeologico avevano un valore di mercato pari a 500.000 euro.

Nel corso dell'udienza dall'escussione di un teste della difesa di Mastrostefano è emerso che gran parte delle opere fossero situate a casa del padre del legale imputato e che l'unico oggetto di 'interesse presumibilmente storico - archeologico' ossia il busto maschile fosse a casa del legale. L'imputato Mastrostefano rendendo spontanee dichiarazioni al giudice monocratico e al Sostituto Procuratore Maria Martino ha spiegato che quel busto fosse un clone acquistato in un mercatino dell'antiquariato per 700 euro. Viste le discordanti perizie effettuate su quel busto maschile - autentico per il Direttore del Museo Archeologico di Teano, una replica per il perito di parte - il legale dell'imputato, l'avvocato Pasquale Rocco ha richiesto al Tribunale una perizia superpartes. Si torna in aula nel mese di ottobre per lo scioglimento della riserva del giudice monocratico sammaritano. Nella difesa sono impegnati gli avvocati Ciro Balbo, Pasquale Rocco, Ignazio Maiorano, Grazia Francesca Forte, Giovanni Scoglio.

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