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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Cronaca Mondragone

Omicidio, cade l'alibi dell'imputato. La testimone: "Non ero con lui", poi viene colta da malore

Necessario l'intervento del 118 in aula. La donna ha raccontato le pressioni di Camassso

"Non ero presente con Camasso la sera dell'omicidio" ha affermato lapidaria "l'amica di avventure" di Mario Camasso, imputato insieme a Michele Degli Schiavi per l'omicidio di Giovanni Invito, avvenuto a Mondragone il 7 ottobre 2007. Questa mattina la donna è stata ascoltata nel corso dell'udienza celebrata dinanzi alla Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere presieduta dal giudice Roberto Donatiello.

Quella stessa donna poco dopo l'efferato delitto fornì un alibi a Mario Camasso, sostenendo che si trovasse in sua compagnia e che si era recato a casa sua con delle pizze per cenare insieme anche ad alcuni membri della sua famiglia. Ora le dichiarazioni che distruggono l'alibi fornito al suo amante all'epoca dei fatti.

“Avevo paura di essere minacciata - ha ammesso - Dovevo dire che ero stata con lui quella sera. Quello che è stato dichiarato all'epoca dei fatti è falso" ha ammesso l'amante di Mario Camasso in stato interessante. Da una conversazione captata dai carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone che condusse le indagini sull'utenza di Mario Camasso, attenzionata per una inchiesta sullo spaccio di sostanze di stupefacenti della Dda partenopea con la teste, emerse il modo in cui Camasso intimasse alla sua compagna di avventure il silenzio: “Ti devi stare zitta, già rischio botte e galera". Pressioni che la donna subì anche dopo tanto da esser condotta nell'abitazione del padre di Camasso a Pescopagano, Qui, per l’ennesima volta, le venne ribadito di fornire un alibi per la notte dell’omicidio: "Mario mi disse che dovevo dire a chi me lo domandava che quella sera io stavo con lui".

Una ricostruzione dei fatti che ha creato un forte stato di agitazione nella teste che durante l'escussione del Sostituto Procuratore Armando Bosso è svenuta tanto da rendere necessario il ricorso del 118. A seguito della momentanea sospensione per l'apporto delle cure mediche della teste, che di fatto ha smontato l'alibi fornito all'imputato Mario Camasso, il dibattimento è proseguito con l'escussione dei testi di polizia giudiziaria che condussero le indagini. I carabinieri hanno chiarito che l'attività di indagine venne avviata a seguito dell'omicidio su input di fonti confidenziali che delinearono quanto fosse scomoda la posizione della vittima Giovanni Invito e che il movente dell'omicidio era da ricondursi ad un torto subito.

Dagli accertamenti dei militari e dal materiale captato Giovanni Invito venne allontanato dall'ambiente di 'giù a mare'  a Mondragone a seguito di dichiarazioni rese per via di un incidente verificatosi alcune settimane prima del suo omicidio dove venne sottratta la sua moto da due persone che a seguito del sinistro uno morì e l'altro perse un arto. Giovanni Invito avrebbe affermato all'interno della 'comitiva di giù a mare' che se avesse avuto problemi per via della sottrazione della moto sprovvista di assicurazione lui avrebbe denunciato il conducente che gliela aveva sottratta ,lo stesso che poi perse un arto. Un atteggiamento mal visto dal gruppo. Nel medesimo contesto il risentimento nei confronti della vittima dal gruppo era dovuto anche ad un furto che Giovanni Invito avrebbe perpetrato a casa di uno dei boss locali.

Si tornerà in aula agli inizi del mese di marzo per l'escussione di un detenuto che ha reso spontanee dichiarazioni in merito all'omicidio. Nella difesa sono impegnati gli avvocati Francesco Liguori e Nicola Alessandro D'Angelo per gli imputati. I familiari della vittima costituiti parti civili sono assistiti dall'avvocato Ferdinando Letizia.

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