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Cronaca Grazzanise

Estorsioni del re del pane, pentiti sentiti al processo ma "sono inattendibili"

Le eccezioni sollevate dai difensori dei fratelli Morico sull'inutilizzabilità delle dichiarazioni dei collaboratori

La precedente sentenza del re del pane Gianni Morico, assolto per concorso esterno in associazione camorristica, è stata prodotta dalle difese per dimostrare l'inattendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia tra cui quelle di Benito Natale, Nicola Schiavone, Massimiliano Caterino, Roberto Vargas, considerate già inattendibili. E’ quanto accaduto nel corso dell’udienza celebrata dinanzi alla prima sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta dal giudice Sergio Enea, nel processo a carico di Gianni Morico, di suo fratello Vincenzo, di Vincenzo Conte alias “Nas e’can”, Alfonso Cacciapuoti e Benito Natale, accusati a vario titolo di illecita concorrenza con violenza e minaccia, tentata estorsione ed estorsione con l'aggravante della metodologia mafiosa.

Per i difensori degli imputati le testimonianze rese dai pentiti erano già state dichiarate inattendibili e quindi il loro riascolto era inutile. Si torna in aula a luglio per la ricognizione di atti e memorie.

Secondo la ricostruzione della Dda partenopea Vincenzo Morico nel giugno 2016, in qualità di produttore e fornitore di pane, avrebbe compiuto atti di illecita concorrenza mediante minaccia nei confronti di un rivenditore di Grazzanise costringendo quest'ultimo a fissare il prezzo di rivendita del pane acquistato da diverso fornitore, cioè suo fratello Gianni Morico, a un prezzo superiore a un euro e quindi superiore al prezzo praticato dall'imputato. Per rendere più convincente la minaccia avrebbe strappato via il cartellone pubblicitario delle offerte del pane a bordo di una Mercedes Classe A. Accuse con l'aggravante di aver agito con metodo mafioso consistito nel prospettare alla vittima in caso di rifiuto conseguenze violente grazie alla vicinanza col clan dei Casalesi. In merito a Gianni Morico i magistrati antimafia gli contestano di aver accompagnato il titolare di un centro scommesse a Capua vittima di una tentata estorsione a opera di Alfonso Cacciapuoti capozona di Grazzanise per conto del clan dei Casalesi. Per gli inquirenti Gianni Morico avrebbe accompagnato la vittima a casa dell'affiliato al clan per agevolare la riscossione. Per gli inquirenti sarebbe accaduto nel 2007.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Paolo Raimondo, Giuseppe Stellato, Claudio Sgambato, Angelo Raucci, Alfonso Quarto, Laura Lombardi.

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