Cronaca Sessa Aurunca

Militare muore sotto i ferri, 2 medici sotto processo da 7 anni

Per l'accusa sarebbero stati colpevoli della morte del 32enne Michele D'Angiolella

Violento schianto in moto, accesso presso il presidio ospedaliero di Sessa Aurunca in codice rosso, frattura scomposta esposta del femore, intervento chirurgico preparatorio ad uno successivo di riduzione, copiosa perdita ematica, arresto cardiocircolatorio e decesso: due medici sotto processo da 7 anni.

È la particolare vicenda giudiziaria che vede imputati per omicidio colposo in concorso Fabrizio Sergio e Emma Baiano, due medici effettivi dell'ospedale civile San Rocco di Sessa Aurunca perché nelle rispettive qualità in cooperazione tra loro, il dottor Sergio quale primo operatore e la dottoressa Baiano quale secondo operatore nell'intervento chirurgico effettuato a Michele D'Angiolella militare dell'esercito italiano di soli 32 anni originario di Sessa Aurunca, di stabilizzazione e riduzione della frattura scomposta esposta diafasi femorale destra subita a seguito di un sinistro stradale ne cagionavano la morte per via della lesione dell'arteria femorale.

Secondo il Pubblico Ministero Domenico Musto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, titolare delle indagini all'epoca dei fatti, a seguito di manovre imperite di riduzione del femore i due medici cagionavano 8 lesioni dei rami vascolari perifemorali con conseguente copiosa perdita di sangue che dava luogo ad ipossia che causava prima un arresto cardio circolatorio poi un'insufficienza nel circolo del sangue che dava luogo alla morte del militare trentaduenne dopo ben 9 giorni di agonia presso il Reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale civile di Caserta dove venne trasferito quando le sue condizioni apparvero disperate.

Michele D'Angiolella giunse in codice rosso presso il nosocomio sessano il 20 settembre del 2014 alle 17 circa a seguito del violento impatto a bordo della propria moto avvenuto sulla SS7 Appia al km 166+300  dove riportò politraumi tra cui la frattura scomposta esposta del femore. Venne saturato e sottoposto ad un intervento d'urgenza e dopo tre ore dall'intervento la situazione clinica precipitó. Copiosa perdita ematica tanto da svuotare l'intera banca del sangue in dotazione al nosocomio sessano allorché venne trasfuso il quantitativo di ben 6 litri di sangue al giovane militare, che portò ad un primo arresto cardiaco, la precaria stabilizzazione in attesa del trasferimento presso il presidio ospedaliero casertano e la morte dopo una lenta agonia.

Una triste vicenda umana del giovane D'Angiolella confusasi nel corso del tempo con la nebulosa vicenda giuridica degli imputati di cui però i familiari rappresentati dall'avvocato Enzo Spina chiedono solo chiarezza. Dinanzi al giudice monocratico Massimo Urbano della Quarta Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere la dottoressa Emma Baiano assistita dall'avvocato Lorenzo Montecuollo ha chiarito la sua posizione oltre che la sua estraneità ai fatti contestati evidenziando il suo ruolo marginale in qualità di colei che ha provveduto alla sutura della ferita post operatoria.

Un intervento che secondo l'accusa è stato quello di riduzione del femore e che proprio a seguito di manovre imprudenti ed imperite ha provocato alla lesione dell'arteria femorale in più punti. Un intervento addebitato al chirurgo ortopedico Fabrizio Sergio durato poco più di 30 minuti nel corso dei quali il militare sessano era in vita. Eppure queste errate manovre ortopediche hanno portato alla morte di Michele D'Angiolella.

Il difensore di Sergio, l'avvocato Gianluca Di Matteo ha contestato, in sede di escussione, la stessa natura dell'intervento chirurgico attribuito al suo assistito facendo emergere che il chirurgo ortopedico si fosse limitato all'esecuzione dell'inserimento del filo di Kirschner utilizzato quindi per immobilizzare i frammenti ossei migranti dalla loro sede originale per via della frattura scomposta esposta. L'intervento di riduzione del femore sarebbe poi avvenuto presso l'ospedale casertano.

La ricostruzione di quei tragici momenti che hanno portato alla morte di D'Angiolella sono ancora frammentari nonostante le innumerevoli dichiarazioni rese dagli imputati, dai quattro rianimatori presenti a scavalco tra i due turni che si resero conto della copiosa perdita ematica, dai familiari (come la conversazione tra padre e figlio poco prima dell'intervento dove il giovane seppur sofferente era vigile).

Il giudice Urbano a seguito delle ulteriori dichiarazioni rese ha invitato il pubblico ministero Simona Faga e le parti processuali a formulare richieste probatorie suppletive. Si tornerà in aula la fine del mese di settembre.

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