Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Casal di Principe

Accusati di essere 'soci' di Zagaria: assolti gli imprenditori antiracket

La Corte non ha ritenuto adeguate le argomentazioni della Dda per procedere a una sentenza di condanna nei confronti dei fratelli Diana

"Assolti perché il fatto non sussiste". È stata questa la pronuncia della terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta dal giudice Luciana Crisci nel processo a carico dei fratelli Antonio e Nicola Diana, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Sentenza di non luogo a procedere per Armando Diana per morte del reo. I due fratelli imprenditori a margine della formula assolutoria hanno  tirato un sospiro di sollievo affermando: "È la fine di un lungo calvario, non abbiamo mai perso fiducia nella giustizia così come successe con la tragedia di papà". Nella sua requisitoria il sostituto procuratore Fabrizio Vanorio della Dda partenopea ha richiesto 7 anni e 6 mesi di reclusione per i due germani Diana. 

Secondo la ricostruzione del magistrato antimafia, C'era un legame tra il mondo dell’imprenditoria di Antonio e Nicola Diana e la fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Il patto criminale stretto col clan avrebbe consentito agli imprenditori di godere di una protezione e di una tranquillità operativa tali da permettere agli stessi di raggiungere, nell’area territoriale di competenza del clan, una posizione imprenditoriale privilegiata. In cambio, secondo le risultanze investigative, il clan avrebbe ottenuto dai Diana "prestazioni di servizi e utilità", quali il cambio assegni e la consegna sistematica di cospicue somme di denaro, necessarie ad alimentare le casse dell’organizzazione camorristica riconducibile a Michele Zagaria.

I due imputati nel loro esame hanno negato le accuse che sono state mosse loro dai collaboratori di giustizia come quelle di Francesco Zagaria alias Ciccio e’ Brezza, Attilio Pellegrino, Massimiliano Caterino che li individuavano come ‘partecipi’ negli affari del clan grazie ad investimenti fatti con lo stesso capoclan. I due fratelli Diana si sono definiti dei 'taglieggiati' e per far in modo che il messaggio di pagare venisse ben capito in alcuni degli stabili delle loro aziende ricevettero stese a colpi di pistola negli uffici amministrativi tanto poi da essere dislocati a Caserta o furti di camion di cui tramite una telefonata in azienda i gregari del clan ne rivendicavano la paternità.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Giuseppe Stellato, Claudio Botti, Carlo De Stavola, Andrea Saccone.

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