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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca Cellole

Pizzo e usura ai commercianti, l'agente di commercio: "Mai state aggressioni e minacce"

Il teste in aula ha scagionato Alfiero per una estorsione contestatagli ai danni dell'imprenditore da cui partì l'indagine della Procura sammaritana

“Conosco M.D.C.da anni, così come la sua famiglia. Conosco anche Giancarlo Alfiero. Eravamo colleghi. Io agente di commercio per la vendita di gelati, lui nel settore del caffè. Andammo insieme io e Giancarlo al chiosco di M.D.C. a Baia Domizia. M.D.C. Era cliente di Alfiero. Quest’ultimo vantava un credito nei confronti di M.D.C. Aveva delle fatture in sospese che gli dovevano essere pagate da M.D.C. Ebbero una conversazione normale. M.D.C. mi sembrava avesse la preoccupazione di chi doveva dei soldi a qualcuno. Alfiero gli chiese in che modo volesse pagare e M.D.C gli rispose che poteva pagarlo come meglio poteva. Non ho assistito a nessuna minaccia o aggressione da parte di Alfiero nei confronti di M.D.C.e di certo non lo avrei permesso in mia presenza”.

Sono le dichiarazioni dell’agente di commercio dell’agro aversano rese nel corso dell'udienza celebratasi dinanzi alla terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere - collegio presieduto dal giudice Luciana Crisci - nel processo per usura ed estorsione nei confronti di 3 commercianti di Cellole e Baia Domizia. Il teste ha riferito sulla visita di Alfiero al chiosco di M.D.C., vittima di estorsione, nel marzo 2016, che secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Iolanda Gaudino, era lì per riscuotere un debito pari a 20.000 euro e che se non avesse saldato il quantum dovuto sarebbe stato gambizzato e avrebbe assistito all'incendio della propria attività. Minacce perpetrate facendo leva sulla modalità camorrista del recupero del credito del clan dei Casalesi. Lo stesso Alfiero, malmenando l'imprenditore, già affetto da precarie condizioni di salute, e insieme con Nicola Campanile e Michele Casolare, riusciva a farsi consegnare le chiavi dell'attività dell’estorto, con evidente danno economico per lo stesso. Aggressioni e minacce che non si sarebbero verificate secondo le dichiarazioni del collega agente e amico di Alfiero. Si torna in aula nel mese di aprile per l’esame dell’imputato Michele Casolare.

Sul banco degli imputati sono finiti Achille Sauchella; Giancarlo Alfiero; Nicola Campanile; Michele Casolare; Riccardo Di Rosa; Maurizio Di Rosa che approfittando dello stato di indigenza delle loro vittime (tre commercianti) avrebbero estorto o riscosso somme anche 'prestate' onnicomprensive di tassi usurari pari al 50% da corrispondere entro un mese, con l'applicazione di una mora da duemila euro per ogni mese di ritardo. La riscossione del quantum dovuto era resa più credibile dagli imputati - in particolare da Giancarlo Alfiero - con riferimento alle particolari modalità di recupero crediti in voga a Casal di Principe e care ai clan camorristici con tanto di minaccia di gambizzazione o di incendi dolosi delle attività commerciali.

Gli accertamenti investigativi sono nati a seguito di una denuncia sporta da uno degli imprenditori vittima di estorsione da parte degli imputati, M. D. C. di Cellole - rappresentato dall'avvocato Lorenzo Montecuollo - grazie alla quale sono state ricostruite ulteriori condotte estorsive e usurarie ai danni di altri due imprenditori locali, G. N. e L. G.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Angelo Raucci, Luigi D'Anna, Leonardo Lombardi, Diego Di Bonito, Alfredo Della Rocca.

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