Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Casal di Principe

Ferrari 'in prestito' per il matrimonio, il retroscena sull'imprenditore: "Stava sempre nei casini"

Nel processo a Francesco Cirillo, Nicola Tavoletta, Giuseppe Caiazzo, il testimone 'inguaia' la vittima: "Non volevo finire nei guai a causa sua"

“Conosco Francesco Cirillo, siamo parenti alla lontana e conosco Ulderico Fabozzi perchè si conoscono le nostre mogli. Andavamo allo stesso lido a Castel Volturno”.

Sono le dichiarazioni rese da Arturo Massaro, citato dai difensori degli imputati, dinanzi ai giudici della prima sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta da Sergio Enea nel processo per estorsione aggravate dalla metodologia mafiosa compiuta da Francesco Cirillo, alias Cosciafina, Nicola Tavoletta e Giuseppe Caiazzo, tutti storici affiliati al clan dei Casalesi. Massaro ha spiegato ai giudici di un incontro tra Francesco Cosciafina e Ulderico Fabozzi riguardo l'incidente di un’auto dove si parlava di un carroattrezzi ma il teste non ha sentito altro perchè i due ‘si allontanarono insieme continuando a parlare tra loro’. Massaro ha poi chiarito che i due erano amici e che la sua frequentazione con Fabozzi si è interrotta poichè “lui (Fabozzi) stava sempre nei casini e io non volevo passare un guaio a causa sua. Dissi a mia moglie di allontanarsi dalla sua famiglia”, ha chiarito il teste. Si torna in aula nel mese di novembre per la requisitoria del sostituto procuratore Vincenzo Ranieri della Dda.

Secondo la ricostruzione del magistrato antimafia, Cirillo e Tavoletta, nel giugno 2008, si erano presentati a Ulderico Fabozzi (50enne imprenditore destinatario di un provvedimento di confisca dei beni di 2,6milioni di euro nel 2016 e vittima in questo procedimento) per chiedere il prestito di una Ferrari 360 Modena che doveva essere utilizzata in occasione del matrimonio della cugina del boss Giuseppe Setola. Visita nella quale fecero valere la loro appartenenza al clan.

A fronte delle richieste di restituzione della vettura da parte di Fabozzi gli venne riferito dai tre imputati "sapeva a chi la stava dando quindi sapeva che diventava di nostra proprietà". Si sarebbe trattato quindi per il magistrato antimafia di una implicita minaccia nei confronti della vittima che venne costretto a non richiedere più la restituzione della vettura, impossessandosene. La costosa automobile rientrò nella disponibilità dell'avente diritto, solo a seguito di un guasto della stessa con conseguente segnalazione della società che gestiva l'antifurto satellitare installato sulla vettura che ne comunicava la posizione alle forze dell'ordine.

Nel corso del dibattimento è emerso che la vettura fosse di proprietà della società della moglie di Fabozzi, che la macchina fosse anche di proprietà di Alessandro Cirillo, cugino dell'imputato Francesco Cirillo e quindi gli venne dato un placet per l'utilizzo; che nel momento in cui si verificò il guasto Cirillo avvisò Ulderico ancor prima che giungesse la segnalazione della società dell'antifurto satellitare. Per i legali degli imputati si è trattato di un prestito e non di una estorsione.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Gaetano D'Orso, Vittorio Giaquinto, Michele Di Fraia.

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