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Cronaca San Felice a Cancello

Droga dei 'Cervinari', il familiare in aula: "Chiedeva soldi, non droga"

Dinanzi ai giudici della seconda sezione la parente acquisita ha scagionato la cognata: "Non era una pusher"

“Mia cognata non andava da Filippo Piscitelli per rifornirsi di droga ma per chiedergli prestiti”. Sono le dichiarazioni rese dalla parente Annunziata Floriano rese nel corso dell’udienza celebrata dinanzi alla Seconda Sezione Penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta da Antonio Riccio - con a latere i giudici Alessandra Cesare e Francesca Auriemma – nel processo a carico di 8 persone coinvolte nella maxi inchiesta sul monopolio della droga gestito da Filippo Piscitelli, alias 'o Cervinaro, nell'area della Valle di Suessola (Arienzo, Cervino, San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico), oltre che nelle province di Benevento e Napoli.

La parente acquisita dell’imputata ha spiegato al sostituto procuratore della Dda Luigi Landolfi di essere a conoscenza di problemi economici tanto da chiedere prestiti di denaro a Piscitelli ma non che la familiare fosse una pusher.

Sono finiti sotto processo Antonio Papa, Nicola Amato, Annunziata Floriano, Gennaro Morgillo, Anna Papa, Clemente Pelaggi, Umberto Zampella, Daniele Rivetti. Si torna in aula nel mese di aprile per l’esame degli imputati.

Gli 8 imputati che hanno scelto il rito ordinario (altri 30 scelsero il rito abbreviato) furono destinatari di altrettanti provvedimenti cautelari emessi dal tribunale di Napoli nell’aprile 2022 poiché ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio. Dalle indagini risultò che il gruppo criminale era collegato al clan Massaro e gestiva in maniera monopolistica il traffico di droga. L’attività investigativa, avviata dall’ottobre 2018 al maggio 2020, condotta attraverso un’ampia piattaforma tecnica e una mirata attività esterna di riscontro da parte degli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Caserta accertò, l’operatività del gruppo criminale. E’ stato individuato sia il vertice sia le articolazioni periferiche del sodalizio, quest’ultime deputate allo spaccio al dettaglio che avveniva mediante una capillare distribuzione sul territorio di diverse piazze di spaccio, ciascuna affidata a un sodale con l’obbligo di rifornirsi presso i canali di approvvigionamento indicati dal vertice criminale. E’ stato documentato come il gruppo per affermare la supremazia sull’area di influenza, ma soprattutto allorquando emergevano criticità per il recupero crediti dai gestori di piazze di spaccio da loro rifornite, non abbia esitato a fare ricorso a minacce armate, violenti pestaggi e atti incendiari.

Nel corso dell’attività sono stati recuperati 200 grammi di hashish, 350 di cocaina, 1 pistola marca beretta cal. 7,65 nonché segnalati alle Prefetture numerosissimi assuntori di stupefacenti. Infine è stata appurata l’esistenza di una riservata rete telefonica costituita da cellulari “dedicati”, che consentiva le comunicazioni tra alcuni indagati e loro familiari ristretti in strutture carcerarie.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Romolo Vignola, Carlo Perrotta, Stefano Melisi, Clemente Crisci, Igino Nuzzo, Alfonso Iovino, Michele Di Fraia.

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