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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Portico di Caserta

La camorra del clan Bifone: 3 condanne

In 9 si salvano tra assoluzioni e pronunce di dichiarata prescrizione

Tre condanne, 6 assoluzioni e 3 pronunce di non luogo a procedere per prescrizione. Questa la sentenza del collegio presieduto dal giudice Antonio Riccio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di 12 imputati coinvolti in una maxi inchiesta sugli affari del gruppo Bifone di Portico di Caserta. 

La seconda sezione penale (collegio C) ha inflitto 6 anni a Laura Frisan, 46 anni di Caserta; 10 anni e 6 mesi per Domenico Pisani, alias Mimì Scellone, per il quale è stata esclusa l'aggravante del favoreggiamento camorristico e concesso il beneficio della continuazione con altre sentenze già passate in giudicato; 2 anni per Modesto Vagliviello, 67 anni di San Nicola la Strada, al quale è stato riconosciuto il beneficio della sospensione della pena. 

Assolti perché il fatto non sussiste: Saverio Cortese, alias Capannone, 59enne di Portico di Caserta; Rosario Benenato, 67enne di Caserta; Giovanni Di Caprio, 62enne di San Prisco; Giovanni Iodice, 55enne di Portico di Caserta; Ciro Mezzacapo, 68enne di Portico di Caserta; Gaetano Negro, 63enne di Marcianise. Sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, con esclusione dell'aggravante camorristica, per Franca Forgione, 51 anni di Caserta; Simonetta Scafocchia, 51 anni di Caserta, ed Antonio Merone, 56enne di Acerra.  Gli imputati sono stati difesi, tra gli altri, dagli avvocati Nello Sgambato, Giuseppe Foglia, Giuseppe Guadagno, Francesco Liguori e Lino Mascia.

L’indagine trae origine tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 da due atti intimidatori incendiari ai danni di carabinieri che avevano lavorato a delicate indagini contro il clan Belforte e che avevano portato al sequestro di armi da guerra riconducibili al clan. L'inchiesta fece luce sulle attività che il clan Bifone esercitava nel territorio di competenza, ossia le zone di Macerata Campania, Portico di Caserta e aree limitrofe: in particolare l'usura e l'estorsione, anche con intimidazioni, ai danni di attività commerciali. Tra i delitti contestati anche un tentato omicidio, un incendio doloso, porto abusivo di armi e spaccio di sostanze stupefacenti, tutti commessi con l’aggravante del metodo mafioso. 

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