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Cronaca Marcianise

Le mani dei Belforte sul Centro Vanvitelli: inflitti 17 anni e mezzo di carcere

I giudici hanno inferto 4 condanne. Tre le assoluzioni, numerose le prescrizioni per l'esclusione dell'aggravante del metodo mafioso tra cui i pentiti Buttone

Diciassette anni complessivi di reclusione. Sono 4 le condanne inflitte nel processo sulle infiltrazioni del clan Belforte nella realizzazione del plesso residenziale "Centro Direzionale Vanvitelli" di Marcianise.

Il presidente Loredana Di Girolamo, della seconda sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (a latere Valeria Maisto e Federica Villano), ha inflitto 6 anni e 6 mesi di reclusione per Pasquale Lombrado; 5 anni e 4 mesi di reclusione per Luca Di Fuccia; 3 anni di reclusione per Angelo Grillo; 2 anni e 8 mesi di reclusione per Luigi Franzese. Assoluzione per Francesco Picone ,Gennaro Buonanno, Delia Di Paola (assolta con formula piena). I giudici hanno dichiarato la prescrizione, escludendo l'aggravante della metodologia mafiosa, per i collaboratori di giustizia Bruno Buttone e Claudio Buttone; per Delia Di Paola; Alessandra Tassieri; Fulvio Tartaglione; Angelo Piccolo, Fabio Raucci; Augusto Di Pascale.

I giudici hanno disposto il dissequestro dei beni di Delia Di Paola, Pasquale Lombardo e Luca Di Fuccia. Disposta la confisca delle quote sociali della Cdv srl.

Gli imputati vennero coinvolti nel 2014 in una indagine della guardia di finanza coordinata dalla Dda e per gli inquirenti, in un arco temporale dal 1995 al 2010, si sarebbero resi responsabili, a vario titolo, di abusivismo edilizio, riciclaggio, reimpiego di ingentissime somme di denaro tutti aggravati dalla finalità dell'agevolazione del gruppo camorristico Belforte detti "Mazzacane". Secondo l'antimafia, infatti, il clan Belforte avrebbe investito ingenti somme di denaro, riciclando massicce risorse finanziarie frutto delle sue attività criminali.

A elementi vicini al clan sarebbe riconducibile il complesso residenziale "Centro Direzionale Vanvitelli", che sarebbe stato finanziato, inizialmente, direttamente dai capi del clan attraverso l'acquisizione e la demolizione di una vecchia fabbrica dismessa. Su quell'area è sorto il centro costruito anche attraverso illegittime autorizzazioni concesse da tecnici e professionisti compiacenti.

Nel corso della sua requisitoria il pm della Dda Luigi Landolfi ha chiesto 8 condanne invocando per i dirigenti e i tecnici coinvolti la prescrizione con esclusione dell'aggravante della finalità mafiosa.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Giuseppe Stellato, Goffredo Grasso, Mariano Omarto, Giovanni Cantelli, Giuseppe Foglia, Massimo Trigari, Antonello Fabrocile, Paolo Caterino, Nicola Bovienzo, Giovanna Romano, Umberto Elia, Gabriele Amodio, Luigi Trocciola, Carmine Mormonile, Gerardo Tommasone, Daniele Rienzo.

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