rotate-mobile
Cronaca Casal di Principe

Appalti ai Casalesi, i pentiti: "Gli imprenditori senza il nostro appoggio non lavoravano"

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno indicato Dante Apicella, i nipoti e i fratelli Nicola e Vincenzo Schiavone come 'roba loro'

Imprenditori amici del clan o comunque favoriti che senza l’appoggio dei Casalesi non lavoravano; la gestione della divisione degli appalti edili da aggiudicarsi e la percentuale da versare nelle casse della consorteria criminale secondo una percentuale ben precisa. E’ quanto emerso nel corso del processo sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi negli appalti delle Ferrovie dello Stato, che si sta celebrando dinanzi la terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Giuseppe Meccariello.

Le dichiarazioni dei pentiti

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia escussi quali Francesco Barbato, Francesco Della Corte, Mario Iavarazzo, Giuseppe Misso hanno indicato Dante Apicella come colui il quale si occupava degli appalti pubblici, nello specifico quelli con Ferrovie dello Stato avvalendosi anche della collaborazione di altri imprenditori ‘collusi’ col clan quali i fratelli Nicola Schiavone alias Munaciell e Vincenzo Schiavone alias o’trick.Tale schema era ramificato anche grazie alla collaborazione di altri imprenditori ‘vicini’ alla consorteria criminale. “Ho avuto rapporti con gli imprenditori del clan come Dante Apicella ed ho conosciuto Vincenzo Schiavone o’ trick. Apicella detto a’ damigiana si occupava di calcestruzzo e aveva un punto di ritrovo a Orta di Atella dove era dipendente - ha spiegato il collaboratore di giustizia Francesco Barbato - Apicella era in società con Nicola Schiavone, era un nostro imprenditore ma non poteva ovviamente avere imprese intestate e si avvaleva del fratello e dei nipoti Pietro e Berdardo Apicella. Loro facevano gli imprenditori grazie allo zio che era una cosa sola con Nicola Schiavone. Uno di loro si candidò e prese pochi voti. Dante si lamentò con noi del clan che non avevamo fatto abbastanza, così Nicola gli fece notare che comunque era diventato consigliere comunale e tanto chi saliva saliva a fare il sindaco era uguale per noi, basta che non saliva Renato Natale”. Il pentito, assistito dall’avvocato Marcella Esposito, ha spiegato al sostituto procuratore della Dda Graziella Arlomede, come avveniva la divisione sul territorio per l’aggiudicazione degli appalti pubblici tramite gli imprenditori. “Se un nostro imprenditore doveva prendere un lavoro, si contattavano le altre ditte che avevano partecipato al bando e si facevano ritirare oppure si procedeva al ribasso nelle offerte in modo che non vincevano sempre le stesse e non destavamo i sospetti. Per la percentuale da reimmettere nelle casse del clan si andava da un 3% se non eravamo intervenuti o a un 10% se avevamo fatto pressioni”.

Apicella deus ex machina degli appalti del clan

Il ruolo a ‘doppio filo’ di Apicella a’ damigiana, con Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, è stato confermato anche dal pentito Francesco Della Corte, assistito dall’avvocato Rosario Ciotola, “era un referente di Nicola Schiavone, era uno degli imprenditori favoriti”. “Era uno storico appartenente alla fazione Schiavone, a’ damigiana, è sempre stato uno di noi che aveva la gestione di tante imprese del clan, ne gestiva i lavori e stabilire quali e dove queste imprese dovevano lavorare nell’agro aversano e quanto dovevano versare come percentuale nelle casse del clan”, ha affermato il pentito Mario Iavarazzo, difeso dall’avvocato Domenico Esposito, in merito al ruolo di Dante Apicella che nella sua ‘gestione’ aveva coinvolto il fratello Vincenzo e i nipoti Pietro e Bernardo nonchè altri imprenditori come i fratelli Diana, Luigi Scalzone, Luigi Russo, Francesco Salzillo.

La 'presenza' anche economica dei fratelli Nicola e Vincenzo Schiavone 

In merito ai fratelli Schiavone, munaciello e o’ trick, il collaboratore di giustizia  Iavarazzo, ha riferito che erano in affari con Francesco Sandokan Schiavone e che erano “presenti” per il clan anche economicamente e che partecipavano alle riunioni con gli affiliati sulla gestione degli appalti. Ruolo, quello dei fratelli ingerenti al clan, confermato anche dal pentito Giuseppe Misso.

Si torna in aula la fine del mese di maggio per l’escussione degli altri collaboratori di giustizia come Antonio Iovine, Luigi D’Ambrosio, Emilio Di Caterino, Raffaele Maiello, Nicola Panaro.

I nomi

Sotto processo sono finiti Nicola Schiavone, Vincenzo Schiavone, Nicola Puocci, Vincenzo Apicella, Francesco Salzillo, Gennaro Diana, Salvatore Diana, Giancarlo Diana, Vincenzo Diana, Luigi Diana, Mario Diana, Luigi Schiavone, Fioravante Zara, Mario Zara, Giuseppe Fusco, Luigi Belardo, Angelo Massaro, Antonio Petrillo, Luigi Petrillo, Marco Falco, Claudio Puocci e Caterina Coppola. Le accuse sono a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Nel collegio difensivo, tra gli avvocati impegnati, figurano Giovanni Esposito Fariello, Fabio Gatto, Umberto Del Basso De Caro, Mirella Baldascino, Alfonso Furgiuele, Mario Griffo, Carlo De Stavola, Angelo Raucci, Antonio Ciliberti, Claudio Botti, Mauro Valentino, Ferdinando Letizia, Pasquale Diana, Giuseppe Stellato, Alessandro Ongaro, Antonio Cardillo, Domenico Caiazza, Fabio Segreti, Maddalena Russo, Gianluca Giordano, Carmine Speranza, Emilio Martino, Lia Colizzi, Carlo Madonna, Vincenzo Maiello, Lucio Cricrì, Michele Riggi.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Appalti ai Casalesi, i pentiti: "Gli imprenditori senza il nostro appoggio non lavoravano"

CasertaNews è in caricamento