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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca Casal di Principe

Appalti ai Casalesi, il pentito: "Apicella il tramite tra Schiavone, imprenditori e politici"

Il collaboratore di giustizia D'Ambrosio ha indicato il professionista come il collettore tra politica e camorra

“Dante Apicella a’ damigiana era l’appaltatore del clan. Era amico di Nicola Schiavone, il figlio di Sandokan. Lui era l’incaricato di andare sopra i comuni e prendere accordi per gli appalti e poi di scegliere gli imprenditori che dovevano lavorare. Aveva una cerchia di prestanome che lavoravano per lui e con lui per conto del clan perchè Nicola Schiavone non doveva mai figurare”.

Sono le dichiarazioni del pentito Luigi D’Ambrosio, assistito dall’avvocato Giuseppe Tessitore, nel processo sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi negli appalti delle Ferrovie dello Stato, che si sta celebrando dinanzi la terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Giuseppe Meccariello.

“Apicella si occupava delle divisioni degli utili tra gli imprenditori e il figlio di Sandokan, in pratica si occupava della parte burocratica e amministrativa degli appalti. Era lui che prendeva accordi coi sindaci” ha affermato il pentito individuando gli imprenditori prestanome e alcuni lavori realizzati per e grazie alla consorteria criminale casalese: “Apicella aveva dei soggetti a cui faceva fare i lavori come i fratelli Luigi e Antonio Diana detti i pacchielli a cui venne dato il lavoro a San Nicola la Strada per il rifacimento di fogne e strade. I fratelli Mario e Gennaro Diana fecero i lavori alla casa confiscata del cognato di Francesco Schiavone, Giuseppe Natale perchè doveva recuperare i soldi e ricordo che Mario Diana fece mettere i mobili di Natale nel suo deposito”, ha spiegato D’Ambrosio al sostituto procuratore Graziella Arlomede della Dda di Napoli. Altri imputati sono stati indicati dal collaboratore di giustizia come gli imprenditori del cerchio magico del clan come Angelo Massaro presso il cui deposito in via circumvallazione a Casal di Principe avvenivano molti incontri tra Apicella, Nicola Schiavone (figlio di Sandokan) e vari imprenditori a cui venivano affidati gli appalti.

“Apicella, i pacchielli e Massaro fecero i lavori a San Nicola la Strada e i fratelli Diana diedero 500mila euro per assicurarsi l’appalto a Nicola” ha sottolineato il pentito svelando poi i legami tra Apicelli e altri imprenditori come Luigi Schiavone che “aveva una ditta edile ed era il prestanome di Apicella ed hanno fatto molti lavori insieme”, ha affermato D’Ambrosio.

Si torna in aula la fine del mese di giugno per l’escussione di ulteriori pentiti come Emilio Di Caterino, Raffaele Maiello, Nicola Panaro, Dario De Simone, Anna Carrino, Roberto Vargas.

Sotto processo sono finiti Nicola Schiavone, Vincenzo Schiavone, Nicola Puocci, Vincenzo Apicella, Francesco Salzillo, Gennaro Diana, Salvatore Diana, Giancarlo Diana, Vincenzo Diana, Luigi Diana, Mario Diana, Luigi Schiavone, Fioravante Zara, Mario Zara, Giuseppe Fusco, Luigi Belardo, Angelo Massaro, Antonio Petrillo, Luigi Petrillo, Marco Falco, Claudio Puocci e Caterina Coppola. Le accuse sono a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Nel collegio difensivo, tra gli avvocati impegnati, figurano Giovanni Esposito Fariello, Fabio Gatto, Umberto Del Basso De Caro, Mirella Baldascino, Alfonso Furgiuele, Mario Griffo, Carlo De Stavola, Angelo Raucci, Antonio Ciliberti, Claudio Botti, Mauro Valentino, Ferdinando Letizia, Pasquale Diana, Giuseppe Stellato, Alessandro Ongaro, Antonio Cardillo, Domenico Caiazza, Fabio Segreti, Maddalena Russo, Gianluca Giordano, Carmine Speranza, Emilio Martino, Lia Colizzi, Carlo Madonna, Vincenzo Maiello, Lucio Cricrì, Michele Riggi.

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