“Un omicidio non vendicato ha creato la prima rottura nell’alleanze tra le famiglie del clan”

Il collaboratore ai magistrati: “Investito di ricostruire il gruppo con le lettere in carcere. La situazione era tragica”

Un omicidio non vendicato ha aperto la prima ‘falla’ nei rapporti criminali tra le famiglie Piccolo e Letizia a Marcianise. A svelare il caso ai magistrati della Dda di Napoli che stanno cercando di far luce su anni bui che hanno costellato la città alle porte di Caserta è il neo collaboratore di giustizia Primo Letiizia

“Dopo il 2001, dopo l’omicidio di mio cugino Ferdinando Latino, i rapporti tra la nostra famiglia e quella dei Piccolo, avevano iniziato ad incrinarsi. In particolare i primi contrasti sorsero perché mio cugino Antonio pretendeva che Achille Piccolo, all’epoca libero, vendicasse la morte di mio cugino Ferdinando Latino, organizzando una risposta omicidiaria ai danni di un familiare dei Belforte, cosa che invece Achille non fece”. 

Stando al racconto di Primo Letizia ai magistrati “questo comportamento dei Piccolo fece arrabbiare mio cugino Antonio ed iniziò a dire dal carcere che noi della famiglia Letizia avremo dovuto affrancarci dalla famiglia Piccolo. Avremo dovuto iniziare a compiere attività estorsive solo a nome della famiglia Letizia, in quanto lo spessore criminale di mio padre era stato tale da consentirci di fare ciò e di non spendere più il nome dei Quaqquaroni, cosa che io ho cercato di fare quando ho retto il clan dal 2013 al 2016”.

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Primo Letizia ricorda, inoltre, che “l’investitura ufficiale” per reggere il clan Letizia gli fu data per “via epistolare quando ero ancora detenuto. Mio fratello Salvatore nonché mio cugino Antonio ed il fratello Andrea” gli dissero di “riorganizzare il gruppo una volta scarcerato” anche se, ammette, “quando fui scarcerato capii che la situazione della famiglia Letizia era tragica e che non solo il gruppo era in difficoltà ma che queste difficoltà riguardavano essenzialmente la parte dei Letizia, mentre la famiglia Piccolo controllava essenzialmente quasi tutte le entrate economiche del clan”.

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