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Martedì, 4 Ottobre 2022
Cronaca Cesa

Il fratello fu ucciso in un agguato, i giudici gli negano il porto d'armi

Il Tar rigetta il ricorso di un imprenditore per i legami dei familiari con "ambienti malavitosi"

Il fratello morì in un agguato di matrice camorristica ma i rapporti del papà e del fratello con elementi di spicco del clan dei Casalesi gli impediscono di avere un'arma.

E' stata questa la decisione del Tar della Campania che ha rigettato il ricorso presentato da un imprenditore di Cesa che chiedeva l'annullamento del provvedimento della Prefettura di Caserta che gli aveva negato il rilascio della licenza per il porto di pistola. L'imprenditore, Lorenzo F., aveva fatto istanza pochi giorni dopo l'uccisione del fratello, avvenuta alla fine del 2007. Ma ad avviso dei giudici amministrativi l'uomo "vive in un contesto familiare contiguo con ambienti malavitosi", in particolare per i rapporti, sia pure non suffragati da condanne, con elementi di spicco del clan dei Casalesi.

Per i giudici di Palazzo de Londres non è irragionevole "dedurre indici di pericolosità circa il possibile abuso delle armi dai ripetuti contatti con ambienti malavitosi intrattenuti attraverso soggetti pregiudicati per gravi reati anche da propri congiunti, attesa la possibile incidenza del contesto familiare sull'affidabilità del soggetto - si legge nella sentenza - non solo perché è concretamente ipotizzabile che vi sia la possibilità di utilizzare l'arma senza il consenso del titolare, ma anche perché il legame familiare e la convivenza comportano reciproci condizionamenti o tolleranze".

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