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Pin rubati e 90 conti correnti svuotati: 5 in manette. Truffa da 400mila euro

Tra le vittime anche un prete ed il batterista di una band italiana. Vivevano nel lusso ma percepivano il reddito di cittadinanza

Veniva carpita telefonicamente la 'buona fede' dei clienti di un istituto di credito con tessere bancomat in scadenza finiti nella rete di un'organizzazione criminale, principalmente dell'agro aversano, che ha colpito in diverse Regioni del Nord Italia quali Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Campania e Lazio riuscendo a portare a segno 90 episodi criminali per un totale di 400.000 euro provieniente dai conti correnti "alleggeriti" di moltissimi correntisti tra cui un parroco ed un batterista di una band italiana.

Cinque arrestati e 6 indagati

Cinque sono finiti in manette e 6 sono indagati a piede libero per i reati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa, al possesso ed alla fabbricazione di documenti di identificazione falsi, indebito utilizzo  e falsificazione di carte di credito e carte di pagamento ad opera dei carabinieri della compagnia Bologna Centro e della Stazione Bologna San Rufillo in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip del Tribunale di Bologna Rossana Oggioni su richiesta della locale Procura. Sono stati arrestati A. A. 54 enne di Aversa, A. N., 39 enne di Aversa, B. E., 38enne di Casal di Principe, F. V., 51enne di Castel Volturno, N. C. G. 55enne di Napoli. Indagati a piede libero, invece, A. V., 45enne di Aversa, P. F. 48enne di Aversa, L. R. M. 51 enne di Capua, G. A. 42enne di Giugliano in Campania, D. L. C. 29enne di Santa Maria Capua Vetere, D. G. S. 48 enne di Casalnuovo.

Ecco come avveniva la truffa

L'attività investigativa viene avviata dai militari nel marzo 2019 quando un pensionato bolognese si rivolge alla stazione di Bologna San Rufillo per denunciare dei prelievi sospetti sul suo conto corrente: un ammanco di 6.500 euro. La vittima in sede di denuncia riferisce che la sera prima era stata contattata da una donna che si era presentata come dipendente dell'istituto di credito dell'anziano correntista, con la scusa di problemi sulla spedizione della nuova tessera bancomat che di fatto il correntista attendeva. Con un escamotage la donna riesce a farsi dare il pin della nuova carta in arrivo facendolo digitare sulla tastiera del telefono dal truffato considerato che il numero segreto gli era stato comunicato a parte qualche giorno prima con un sms dall'istituto bancario. Difatti l'istituto preso di mira dalla banda utilizza questo meccanismo di protezione per le nuove tessere bancomat da recapitare ai clienti senza codici segreti trasmessi poi separatamente mediante sms al fine di  garantire maggiore sicurezza. Una volta che il correntista viene in possesso dei due elementi, bancomat e pin può attivare la nuova carta da qualsiasi sportello dell'istituto bancario affiliato purché situato nella provincia di residenza.

Carte di credito rubate e conti svuotati dai "corrieri"

Proprio questo escamotage ha portato 'la telefonista' ad individuare i contatti dei correntisti con carte di credito in scadenza ed affidare ai 'corrieri di Provincia' il compito di prosciugare i conti correnti delle vittime una volta messi insieme nuova tessera bancomat e pin carpito grazie all'opera persuasiva della telefonista. Per entrare in possesso delle nuove tessere bancomat c'era bisogno della collaborazione di ulteriori associati che sottraevano le buste di posta ordinaria spedite dall'istituto di credito a favore dei propri clienti in special modo dai compartimenti postali di Bologna, Padova e Peschiera Borromeo (Mi). Con carte di credito e codici venivano avviate le procedure di alleggerimento dei conti correnti ai danni dei correntisti. Queste operazioni illecite venivano controllate da A. A., 54enne di Aversa, e da suo cognato, A. N. di 39 anni, rispettivamente capo e braccio destro della banda.

Auto di lusso e ristoranti stellati ma prendevano il reddito di cittadinanza

I due vivevano nello sfarzo più totale: auto di lusso anche d'epoca e cene in ristoranti stellati erano il corredo della fruttuosa attività. La banda non amava la tecnologia. Ogni operazione criminale era gestita mediante una semplice telefonata su cellulari di vecchia generazione. Grazie a pedinamenti ed intercettazioni telefoniche i carabinieri bolognesi sono riusciti ad incastrarli.  Tra gli indagati due (un arrestato ed un deferito) erano fruitori del reddito di cittadinanza e tre persone tra i conviventi degli stessi arrestati risultavano percepire un beneficio previdenziale (tra i 500 ed i 1100 euro mensili). A carico di 8 degli indagati è stato emesso un provvedimento di sequestro preventivo equivalente corrispondente al valore delle somme sottratte ai correntisti: circa 400.000 euro.

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