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Cronaca Castel Volturno

Piazza di spaccio 'autorizzata' dai Casalesi: "Ora nella zona ci siamo noi"

L'inchiesta sul nuovo clan di Castel Volturno: "Ha chiesto il permesso agli uomini di Bidognetti a cui doveva versare qualcosa". Il gruppo aveva anche armi da guerra

"Qua nella zona ci siamo noi. Non abbiamo nulla a che vedere con quelli che c'erano prima, ci devi dare qualcosa". Era questo il biglietto di presentazione di Antonio Fucci alle vittime di estorsioni come esponente di un nuovo gruppo camorristico egemone sul territorio di Castel Volturno.

Una minaccia che funzionava con esercenti di attività commerciali o con spacciatori ribelli ma che nelle retrovie nascondeva il beneplacito di alcuni esponenti del clan dei Casalesi, almeno fino al mantenimento degli accordi. Secondo l'attività investigativa degli inquirenti, Antonio Fucci si era introdotto nel territorio castellano con il millantato proposito di 'cacciare i Casalesi' per avviare un'autonoma piazza di spaccio contrastando sia gli spacciatori autoctoni che non volevano piegarsi al suo volere sia i contrabbandieri di sigarette. Di fatto però l'autoproclamato capozona Fucci aveva chiesto ed ottenuto il permesso dagli uomini del clan dei Casalesi.

In particolare di Giosuè Fioretto capozona bidognettiano a Castel Volturno e Vincenzo Cirillo esponente di spicco della fazione Bidognetti. Grazie al loro beneplacito Fucci poteva "gestire il traffico di sostanze stupefacenti sul lato mare di Castel Volturno e quindi da Pescopagano fino al Villaggio Coppola non potendo operare all'interno - secondo quanto riferito dal genero Giovanni Piscopo - in cambio avrebbe dovuto versargli (a Giosuè) del denaro".

Per creare notevole terrore nella popolazione a Castel Volturno e mantenere l'egemonia sul territorio Fucci ed il micro clan perlopiù a conduzione familiare si dotava di armi comuni e da guerra. I nascondigli prescelti per l'occultamento delle armi erano quattro abitazioni: quella della moglie di Fucci, la stessa abitazione di Fucci, un'abitazione attigua in via Parodi ed un'altra abitazione concessa in uso ad alcuni giovani di colore alle dipendenze di Fucci sita a Pescopagano, costantemente vigilata durante l'arco della giornata da uomini muniti di ricetrasmittenti. Le armi utilizzate dal neo clan castellano erano perlopiù pistole quali una semiautomatica cal. 7,65 Assespagnole, una cal. 3,57,una 9X21, una cal. 38,una 9 parabellum ed una mitragliatrice Huzi.

Per assicurarsi del loro funzionamento le armi venivano provate anche in strada come avvenne il 22 dicembre 2021 a mo'di fuochi d'artificio prenatalizi. Un entusiasmo nella prove che ebbe un epilogo doloroso per Fucci che si sparò in un piede accidentalmente. Le armi venivano utilizzate nei modi più disparati. Per intimidire gli spacciatori ribelli come avvenne il 18 novembre 2021 dove Fucci in compagnia di sua moglie a bordo di una moto esplose dei colpi contro l'auto parcheggiata sotto casa di uno spacciatore infedele in viale Desiderio da Settignano a Castel Volturno.

Oppure per vendicare l'onta subita dai nipoti prediletti nonché detentori delle piazze di spaccio al 'Villaggio Coppola' ad opera del titolare di un negozio di biciclette che pestarono, rapinarono e danneggiarono il negozio che fu costretto a chiudere salvo poi riaprire dopo la resa a Fucci. Con le armi il gruppo di Fucci si difendeva da agguati in cui era bersaglio di alcuni rivali come gli uomini del 'Serpente' narcotrafficante di Castel Volturno ossia Ivan Caradente (non indagato).

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