Pestaggi in carcere durante il lockdown, indagati 57 agenti della penitenziaria: protesta sui tetti

Gli avvisi di garanzia notificati nelle ultime ore hanno fatto esplodere la tensione

Sono stati notificati a 57 agenti della polizia penitenziaria gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per i presunti pestaggi denunciati dai detenuti durante il lockdwon per il coronavirus, nel mese di aprile. Tra le accuse rivolte agli agenti c'è anche quella della tortura.

Le denunce che hanno fatto scattare le indagini sono partite dalle vittime e dai loro familiari che hanno segnalato alla Procura di essere stati picchiati dopo le rivolte che c’erano state in carcere per il blocco dei colloqui e la paura che i contagi da coronavirus avessero potuto colpire soprattutto chi viveva tra le mure della struttura carceraria di Santa Maria Capua Vetere. 

Dopo aver ricevuto gli avvisi di garanzia in carcere, gli agenti della polizia penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere hanno inscenato una protesta salendo sul tetto del carcere (così come fecero i detenuti a marzo). Sul posto ci sono carabinieri e polizia che stanno monitorando la situazione.

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"Perché questa eccessiva spettacolarizzazione?". A chiederselo è l'assistente capo della Penitenziaria, in servizio a Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Napoleone. Il poliziotto, parlando con l'Ansa, fa riferimento alle modalità con le quali la polizia giudiziari sta notificando avvisi di garanzia a suoi colleghi nell'ambito di una indagine della locale Procura sui presunti pestaggi avvenuti lo scorso 6 aprile nella struttura penale casertana, in piena emergenza sanitaria.

"Bastava andare a casa dei poliziotti, anche per una questione di rispetto tra Corpi dello Stato" prosegue Napoleone. "Quel maledetto sei aprile - aggiunge - noi cercammo solo si riportare la calma tra i detenuti. Ed ora ci ritroviamo indagati mentre nessun detenuto ha pagato nulla, neanche un danno; eppure abbiamo avuto danni per centinaia di migliaia di euro. Siamo arrabbiati, perché ci sentiamo trattati male".

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