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La Questura gli toglie il permesso di soggiorno ma il Tar gli dà ragione

Il giudice accoglie il ricorso presentato da un cittadino marocchino e condanna il Ministero dell'Interno al pagamento delle spese di giudizio

Un cittadino marocchino residente nel casertano ha presentato un ricorso al Tar contro la Questura di Caserta per l’annullamento del decreto con cui il questore gli aveva revocato il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. Il cittadino marocchino ha impugnato la revoca della Questura casertana "basata sul presupposto che il permesso fosse stato acquisito in base a false attestazioni anagrafica e reddituale" ed ha avuto la meglio.

In particolare l'uomo è riuscito a dimostrare di essere giunto in Italia con la madre e la sorella per ricongiungersi al padre nel 2007 e che la residenza della famiglia (prima del trasferimento dal padre in un altro comune del casertano) fosse effettiva. La dichiarazione di ospitalità stipulata dal padre del cittadino marocchino il 22 novembre 2019 è stata regolarmente comunicata all’ufficio di polizia giudiziaria competente, in epoca precedente alla data di emanazione del provvedimento impugnato. Per il giudice dunque "il ricorso va accolto" dato che "risultano fondati i vizi di omissione dell’avviso di procedimento".

Secondo il Tar "la comunicazione in questione avrebbe consentito all’amministrazione di dare notizia al ricorrente (al nuovo indirizzo) dell’inizio del procedimento di revoca in tempo comunque utile, al fine di instaurare il contraddittorio nei suoi confronti, dandogli così la possibilità di fornire chiarimenti in ordine alla ritenuta falsità dei presupposti del permesso di soggiorno revocato e alla sua situazione personale e familiare". A ciò si aggiunge che "il ricorrente vive in Italia da oltre dieci anni e che in Italia risiedono i genitori e la sorella; di qui la violazione di un articolo del decreto legislativo numero 286 che invece impone che nell’adottare il provvedimento di revoca si tenga conto della situazione familiare, della durata del soggiorno in Italia e dei rapporti con il paese di origine". Annullato dunque il prvvedimento di revoca del permesso di soggiorno e condannato il Ministero dell'Interno al pagamento delle spese di giudizio.

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