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Il collaboratore di giustizia vuole ritrattare

Il collaboratore di giustizia vuole ritrattare

Il pentito teme per la sua vita e vuole ritrattare le accuse

Colpo di scena nel corso dell'udienza preliminare a carico di 33 persone

"Temo per la mia vita, voglio ritrattare". Questo il tenore della dichiarazione del collaboratore di giustizia Giuseppe Pettrone nel corso dell'udienza preliminare a carico di 33 persone accusate, a vario titolo, di aver fatto parte del clan Piccolo-Letizia, noti come i Quaqquaroni, e Perreca di Recale.

Un vero e proprio colpo di scena. Pettrone, originario di Pignataro Maggiore, in una dichiarazione piuttosto criptica ha parlato di una situazione problematica, vissute sia da lui sia dai suoi familiari, durante la detenzione in località protetta. Questioni che lo avrebbero spinto a temere per la sua vita tanto da annunciare la sua volontà a ritrattare quanto riferito agli investigatori. E' stato lo stesso presidente Cananzi ad interromperlo, ribadendo come qualsiasi tipo di dichiarazione non attinente con i fatti del processo fosse superflua in quella sede.

Pettrone nella giornata di oggi era in videocollegamento con l'aula presieduta dal gup Cananzi del Tribunale di Napoli per l'udienza preliminare essendo anche lui tra gli imputati. Già nel 2007, come si evince dagli atti dell'ordinanza di custodia cautelare, Pettrone avrebbe temuto per la propria vita: "So che il clan Belforte mi vuole ammazzare", disse agli inquirenti. Affiliato ai Mazzacane tra il '92 ed il '97 sarebbe poi passato tra le fila dei rivali Quaqquaroni a partire dal 1998. 

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