"Erano nel cerchio magico di Zagaria". L'accusa devastante per i 2 imprenditori

Il pentito parla ai magistrati ed afferma: "Per loro si poteva fare la guerra"

Massimiliano Caterino e Michele Zagaria

Imprenditori anti camorra o, addirittura, membri del “cerchio magico” del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria? E’ la domanda che in tanti si stanno ponendo dopo l’arresto dei gemelli Antonio e Nicola Diana, i proprietari della Erreplast di Gricignano d’Aversa, finiti agli arresti domiciliari nei giorni scorsi con l’accusa di aver aiutato e sostenuto economicamente il gruppo di ‘Capastorta’. 

E mentre i fratelli di Casapesenna continuano a ribadire di essere stati vittime del clan dei Casalesi (lo hanno fatto anche nel corso dell’interrogatorio di venerdì), negli atti dell’indagine spuntano accuse molto gravi. Come quelle del pentito Massimiliano Caterino, fedeiissimo di Michele Zagaria fino al suo arresto, che agli inquirenti ha confermato che i Diana facessero parte del cerchio magico. “Imprenditori per i quali Zagaria avrebbe anche potuto scatenare una guerra”. 

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Caterino spiega: “Si trattava di imprenditori per i quali Zagaria era di fatto un socio, non nel senso che conferiva denaro ma poteva mettere a disposizione dell’imprenditore la propria forza di intimidazione in cambio di somme di denaro. Questi imprenditori avevano un loro rapporto finanziario diretto con Zagaria, ma comunque dovevano versare una cifra fissa in quanto occorreva comunque fare fronte alle spese del clan ed a tali spese si faceva fronte, per fare l’esempio dei Diana, con quei versamenti periodici che erano però solo una parte della contribuzione”. 

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