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Giuseppe Matarazzo

Giuseppe Matarazzo

Pedofilo ucciso, difese puntano l'indice sulle lacune nelle indagini

Cominciano le arringhe nel processo per il delitto Matarazzo: "Accertamenti biologici non effettuati nell'auto". In due rischiano l'ergastolo

Le difese provano a smontare le tesi della Procura. E' quanto accaduto nel corso del processo a carico di Giuseppe Massaro, 57 anni di Sant'Agata de' Goti, e Generoso Nasta, 32 anni di San Felice a Cancello, accusati dell'omicidio di Giuseppe Matarazzo, ucciso a colpi di pistola nel luglio del 2018 davanti la sua abitazione a Frasso Telesino. 

E' quanto accaduto dinanzi alla Corte d'Assise di Benevento dove si sta celebrando il processo. In particolare, l'avvocato Orlando Sgambati, che difende Nasta insieme ad Angelo Raucci, ha puntato l'indice sulla lacunosità delle indagini con riferimento ai mancati accetamenti sull'auto, che secondo la Procura sarebbe stata guidata proprio da Nasta per commettere l'agguato. "Provare a rintracciare tracce biologiche dell'imputato all’interno dell’auto che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe guidato (si pensi a un capello, a una fibra dei capi di abbigliamento indossati, alle svariate impronte digitali che avrebbe lasciato ove mai fosse stato effettivamente il conducente del veicolo). Tutto ciò non risulta essere stato fatto, nonostante il sequestro dell’auto", ha detto il legale in aula che ha invocato l'assoluzione per il proprio assistito. 

Ha pronunciato la sua arringa anche l'avvocato Angelo Leone, difensore insieme a Tullio Tartaglia di Massaro. Il legale ha argomentato la sua richiesta assolutoria sull'assenza di un movente e sull'approssimazione delle indagini che non hanno scandagliato "piste alternative". Si torna in aula a fine mese quando prenderanno la parola gli avvocati Angelo Raucci e Tullio Tartaglia. 

Per entrambi gli imputati il pm Sansobrino ha chiesto l'ergastolo. Matarazzo fu ucciso la sera del 19 luglio scorso, a distanza di un mese dal momento in cui era uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna a 11 anni e 6 mesi perché riconosciuto responsabile di abusi su una ragazza quindicenne che il 6 gennaio del 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero.

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