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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca Capodrise

Strangola la mamma: "Non era in grado di intendere"

Per gli psichiatri di difesa e accusa "era affetto da infermità totale di mente". Ma sono discordi sulla incapacità di stare in giudizio

Strangola la mamma ma per i periti Francesco Plumitallo, il 30enne di Capodrise accusato di aver accuso la madre, era totalmente incapace di intendere e di volere al momento del delitto. Discordi gli psichiatri sulla incapacità di stare in giudizio. Dinanzi alla dottoressa Alessandra Grammatica, Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, oggi (7 dicembre) si è svolto l’incidente probatorio (dopo la perizia psichiatrica) nel processo nei confronti di Francesco Plumitallo; il giovane di 30 anni, di Capodrise reo confesso di aver strangolato la propria madre, Patrizia Lombardi Vella, di 55 anni detta Rosa.

In contraddittorio è stato sentito prima il perito nominato dal Giudice, lo psichiatra Raffaele Sperandeo, poi il consulente psichiatra della difesa, Giovanni D’Angelo e insieme hanno concluso che in Plumitallo era completamente assente la capacità di intendere e volere al momento del delitto perché affetto da infermità totale di mente.

Però mentre il dottor Sperandeo lo ha ritenuto capace di partecipare coscientemente al giudizio, D’Angelo ha concluso diversamente ovvero per la sua incapacità. A chiedere la perizia psichiatrica - durante l'udienza di convalida dell’arresto - erano stati i difensori di Francesco Plumitallo, gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo. E' seguita poi un’analoga richiesta di incidente probatorio del Pubblico Ministero Giacomo Urbano. 

Il Giudice (che aveva ordinato il carcere per il giovane e il controllo a vista, temendo atti di autolesionismo)  si trova ora di fronte a una scelta: lasciare Francesco in carcere oppure trasferirlo in una struttura adeguata dove potrà essere curato da psichiatri per evitare che possa ripetere un insano gesto e togliersi la vita.

Per la cronaca il fatto di sangue è avvenuto di buon mattino di martedì 14 novembre scorso in un appartamento nel palazzo della famiglia Vella in via Santa Maria degli Angeli. Secondo la versione fornita da Francesco, stava facendo colazione con la mamma. Quindi si avvicinò a lei, la prese come per abbracciarla e poi la strangolò da dietro, accerazzandola poi dopo il delitto. Fu lui stesso poi a chiamare la polizia e suo zio sacerdote don Gianni Vella.  

Francesco Plumitallo ha poi confessato l’accaduto al Pubblico Ministero Giacomo Urbano e al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Alessandra Grammatica. Ha descritto la scena di cui ricordava quasi niente come un momento di raptus in cui non aveva preso le medicine prescritte dal Centro d’Igiene Mentale di Marcianise e aveva perso completamente il controllo.

Intanto è stata effettuata l'autopsia sul corpo di Rosa da parte del medico legale Omero Pinto eseguito all’Azienda Ospedaliera Universitaria Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta ma non si conoscono ancora gli esiti. Si attende ora la decisione del Giudice sul prosieguo del processo.

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