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Emilio Lavoretano e Katia Tondi

Emilio Lavoretano e Katia Tondi

Omicidio Tondi, la psicoterapeuta racconta i 'sogni' di Emilio e le paure per il figlioletto

La dottoressa è stata chiamata a testimoniare dalla difesa. Ed ha spiegato anche i motivi del parere contro l'affidamento del bambino ai genitori della mamma

La psicoterapeuta di Emilio e della famiglia Lavoretano è stata ascoltata quest’oggi nell’udienza per l’omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa nel 2013 nell’appartamento al Parco Laurus di San Tammaro e per la cui morte sotto processo il marito, ex meccanico di Santa Maria Capua Vetere.

La dottoressa Rachele Iacovino è stata ascoltata quale testimone della difesa ed ha raccontato del percorso che Emilio e la mamma hanno fatto con lei per elaborare il lutto della tragica morte di Katia e, soprattutto, per avere suggerimenti su come relazionarsi col bambino piccolo, preoccupati per la sua crescita. La dottoressa ha sottolineato come Emilio Lavoretano vivesse in uno stato ansioso-depressivo, non accettando la morte della moglie. Ed ha sottolineato come lui volesse sempre dormire, perché sognava la moglie e la sentiva vicino, anche fisicamente, secondo i suoi racconti.

Emilio Lavoretano, ha aggiunto la psicoterapeuta, era molto preoccupato per la crescita del bambino e sembrava non interessarsi del fatto di essere indagato, perché la sua attenzione era costantemente focalizzata sul bambino. Ha inoltre confidato alla testimone il “dispiacere” per come si era evoluto il suo rapporto con Assunta Giordano, la mamma di Katia, che era stato sempre molto bello fin quando non è tornata costante la presenza di Carlo Tondi (presente in aula con la moglie ed entrambi allontanati dalla Corte). Ed alla psicoterapeuta ha parlato anche dell’episodio delle minacce a Katia con un coltello da parte del padre un giorno che non voleva andare a lavoro.

La dottoressa Iacovino ha poi spiegato anche il motivo per il quale, successivamente, aveva redatto un ‘parere pro-veritate’ nel quale si diceva contraria a voler affidare il bambino per lungo tempo ai genitori di Katia. In particolare, ha sottolineato, le erano sorti dubbi relativamente al superamento dalla ‘fase del lutto’ della mamma della ragazza. La dottoressa aveva avuto modo di vedere un video, realizzato all’interno dell’appartamento della famiglia Lavoretano dalle telecamere che erano state posizionate dopo l’omicidio di Katia, in cui aveva notato una certa difficoltà della signora Giordano a rapportarsi col bambino, andando via pochi minuti dopo essere arrivata nella casa. Elementi che l’avevano fatta propendere per un parere negativo ad un affidamento, seppur temporaneo, senza la presenza di altre persone.

L’udienza in Corte d’Assise è poi terminata con l’affidamento dell’incarico al professore Pietro Tarsitano, nominato dalla Corte medico legale per verificare le discrasie tra la relazione che è stata depositata dal consulente di parte di Emilio Lavoretano e quella degli ‘esperti’ del pubblico ministero Domenico Musto sull’orario della morte di Katia. Il magistrato ha confermato il dottore Saliva, mentre l’avvocato Natalina Mastellone ha confermato Giuseppe De Rosa che sarà affiancato dal professore Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina legale presso l’Università La Sapienza di Roma.

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