Omicidio Tondi, sull'orario della morte scontro a distanza tra consulenti nell'udienza fiume

Il perito indicato dalla Corte ha sostenuto che Katia sia stata uccisa tra le 18 e le 19. Ipotesi contestata dal professore incaricato dalla difesa che sposta il decesso un'ora più tardi

Emilio Lavoretano è sotto processo per l'omicidio della moglie Katia

Uno scontro a distanza tra periti per definire quello che, ormai, è diventato il punto cruciale del processo, l'elemento che definirà, in un modo o nell'altro, il futuro di Emilio Lavoretano, 39enne di Santa Maria Capua Vetere, unico imputato per l'omicidio della moglie Katia Tondi, uccisa il 20 luglio 2013 nella loro abitazione coniugale di San Tammaro.

Sei ore di udienza per stabilire l'orario della morte della giovane mamma che fu ammazzata nell'appartamento del Parco Laurus in una serata d'estate. Davanti alla Corte d'Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Giovanna Napoletano) sono stati ascoltati il medico Pietro Tarsitano (che era stato incaricato dalla Corte) ed il professore Vittorio Fineschi, consulente dell'avvocato difensore Natalina Mastellone. Non ha testimoniato, invece, il consulente della Procura Maurizio Saliva.

Secondo Tarsitano la morte di Katia Tondi sarebbe avvenuta tra le ore 18 e le 19 del 20 luglio 2013, supportando, dunque, la tesi del pubblico ministero Domenico Musto che, proprio basandosi su quest'orario, ha ricostruito la presenza di Emilio Lavoretano all'interno dell'appartamento ritenendolo, dunque, l'autore dell'omicidio. Il consulente indicato dalla Corte ha spiegato di aver valutato, nella sua relazione, con maggiore importanza il residuo gastrico, l'ipostasi ed il rigor mortis, rispetto alla temperatura che non fu presa con un termometro in quanto il medico legale giunto sul luogo dell'omicidio ne era sprovvista.

Ma la valutazione del consulente della Corte è stato contestata dal professore Fineschi, il quale, invece, ha sottolineato l'importanza che avrebbe dovuto avere la temperatura del cadavere che era l'unico "elemento oggettivo" che avrebbe aiutato a ricostruire l'orario del decesso. Inoltre, relativamente al residuo grastrico, il professore ha sottolineato alcune lacune che sarebbero emerse dall'esame autoptico effettuato sul cadavere di Katia. Fineschi ha detto di non potersi esprimere "in termini scientifici" sull'orario della morte della donna, in quanto non è stato acquisiti alcun dato (temperatura del corpo e dell'ambiente né la digitopressione) che potrebbero permettere una retro-datazione dell'orario della morte. Allo stesso tempo, però, ha sottolineato che, dovendo dare credito alle osservazioni fatte dal medico legale che intervenne nell'apparatamento (escludendo, dunque, le testimonianze della vicina, del medico e dell'infermiere del 118 che intervennero sul posto) ipotizzerebbe che Katia sia stata uccisa intorno alle ore 20. E lo ha fatto citando anche una sentenza della Cassazione che ha mandato assolto l'imputato di un processo di omicidio di una estesista in quanto le osservazioni medico legali erano state fatte da una specializzanda in Medicina Legale. Elemento che tenderebbe a minare le testimonianze rilasciare dalla vicina di casa, dal medico e dall'infermiera del 118 che intervennero sul luogo dell'omicidio.

Ora la passa passa agli 'altri protagonisti' del processo. Nella prossima udienza, infatti, è in programma la requisitoria del pubblico ministero Musto, poi toccherà all'avvocato difensore di Lavoretano prima della sentenza che dovrebbe essere emessa poco prima di Natale. Poco più di un mese, dunque, ed arriverà la prima 'verità giudiziaria' su un omicidio dai contorni che non sembrano essere ancora completamente definiti.

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