Omicidio Tondi, 5 ore per smontare le accuse: "Cucito addosso ad Emilio il vestito dell'assassino"

Davanti alla Corte d'Assise l'arringa difensiva dell'avvocato di Lavoretano che rischia 25 anni di carcere per il delitto della moglie: "Non sono state seguite altre piste percorribili"

Emilio Lavoretano rischia 25 anni di carcere per l'omicidio della moglie Katia Tondi

Cinque ore di arringa difensiva per smontare tutte le accuse della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Cinque ore per far venire a galla tutti i dubbi sulla colpevolezza di Emilio Lavoretano, l’ex meccanico di Santa Maria Capua Vetere imputato per l’omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa il 20 luglio 2013 nella casa al Parco Laurus di San Tammaro.

L’avvocato Natalina Mastellone ha provato ad evidenziare tutte le discrepanze dei racconti dei testimoni che hanno provato a puntare il dito sul marito di Katia, che oggi rischia una condanna a 25 anni di carcere (così come da richiesta del pubblico ministero Domenico Musto). Lui, Emilio, ha ascoltato in silenzio il suo legale tenere l’arringa difensiva, scoppiando anche in lacrime mentre l’avvocato Mastellone ricordava il suo dramma, di un padre ritrovatosi all’improvviso a crescere un bimbo nato da pochi mesi e senza “quella famiglia formata” di cui tanto era orgoglioso.

Ed è proprio sui rapporti tra Emilio e Katia che si è soffermato l’avvocato Mastellone, sottolineando la discrepanza tra le intercettazioni dei familiari della donna, in cui mai si è fatto riferimento a presunti torti o azioni malevoli che l’uomo avrebbe commesso nei confronti della moglie, e le loro stesse testimonianze davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presieduta da Giovanna Napoletano), in cui, invece, hanno dipinto Emilio come un marito che impediva alla moglie di lavorare e finanche di andare dal parrucchiere. Per smontare questa tesi, l’avvocato ha mostrato in aula anche le foto dell’ultimo Natale in vita di Katia, in cui aveva un taglio completamente diverso da quello del matrimonio, seppure in aula era stato testimoniato dai familiari che non si era mai recata dal parrucchiere dal giorno del matrimonio.

L’avvocato Mastellone, che ha rivolto in più occasioni il pensiero verso Katia, la cui vita si è spenta nel momento più bello per una donna (dopo essere diventata mamma) si è detta rammaricata, rivolgendo il pensiero alla mamma della vittima perché “la signora si è prestata al sarto che ha voluto cucire addosso ad Emilio Lavoretano il vestito dell’assassino” dato che, come ha evidenziato, dalle intercettazioni non emerge mai che Emilio fosse stato un cattivo marito. Per il legale sono state fatte “ricostruzione grottesche” anche su quanto accaduto dopo l’omicidio, dalla presunta pulizia della casa che non era stata posta sotto sequestro alla “scomparsa” di un televisore e della statua di Padre Pio dalla stessa. 

Ma, soprattutto, secondo l’avvocato Mastellone non si è data una risposta alla domanda principale: chi ha ucciso Katia e perché. Si è escluso subito l’ipotesi di una rapina, senza mettere sul tavolo altre strade "percorribili". Si sarebbe potuto restringere il cerchio acquisendo le telecamere degli accessi al Parco Laurus e delle strade attigue o, in alternativa, prendendo le impronte di coloro che erano entrati nella casa dopo aver trovato il cadavere, in modo da escludere “presenze di terzi”. Ma “tutto questo non è stato fatto” ha sottolineato il legale che ha chiuso la propria arringa chiedendo di assolvere l’imputato non essendoci alcuna prova tangibile che lui abbia commesso questo terribile omicidio.

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