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Emilio Lavoretano: la Procura ha chiesto 25 anni di carcere

Emilio Lavoretano: la Procura ha chiesto 25 anni di carcere

Omicidio Tondi, la Procura: "L'ha uccisa Emilio". Chiesti 25 anni di carcere

La requisitoria del pubblico ministero Musto per Emilio Lavoretano

Il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Domenico Musto è convinto che ad uccidere Katia Tondi, la mamma di 31 anni ammazzata nel suo appartamento al Parco Laurus di San Tammaro il 20 luglio 2013 sia stato il marito Emilio Lavoretano, ex meccanico di Santa Maria Capua Vetere.

Lo ha ribadito anche questa mattina nel corso della sua requisitoria davanti alla Corte d'Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Giovanna Napoletano) al termine della quale ha chiesto una condanna a 25 anni di carcere per Emilio (presente in aula accanto all'avvocato Natalina Mastellone).

Il magistrato ha spiegato di non aver fatto richiesta di misure cautelari “perché il processo si costruisce a dibattimento” anche se è sempre stato convinto che Emilio Lavoretano sia l’omicida della moglie.

Musto ha sottolineato la rilevanza delle deposizioni dei fruttivendoli (che hanno testimoniato di aver visto Emilio Lavoretano insieme al padre dopo l’omicidio), del dottore Quaranta del 118 e della vicina di casa.

Secondo la Procura, Emilio si sarebbe recato dal padre dopo l’omicidio e si sarebbero messi d’accordo su come “coprire il fatto”. Per il pm, che ha coordinato le indagini dopo il rinvenimento del cadavere nell'appartamento da parte dello stesso marito, sarebbe stato Emilio a strangolare la moglie in un momento d'impeto, per poi lasciare la casa, crearsi un alibi (recandosi, lui, al supermercato a fare la spesa, mentre il padre si sarebbe recato a Santa Maria la Fossa dove era insieme alla moglie, così come dimostrato dalla cella agganciata dal suo cellulare quando lo avvertono della tragedia) e poi tornare e dare l'allarme.

L’avvocato della famiglian Tondi, Gianluca Giordano, sostenendo la tesi accusatoria della Procura nei confronti del marito, ha sottolineato che Katia sarebbe stata segregata in casa dal marito per colpa della gelosia che provava nei suoi confronti, sottolineando l’importanza dell’autopsia psicologica redatta dalla consulente della Procura che aveva sottolineato come Katia avesse tutti gli elementi per diventare una vittima di femminicidio, essendo una donna non indipendente economicamente e che preferiva dedicarsi alla casa ed alla famiglia, senza cercare una propria soddisfazione professionale.

L’avvocato Rosanna Santoro, che rappresenta il figlioletto della coppia, ha affermato che Katia era innamoratissima, pensava di aver trovato in Emilio il principe azzurro, ma poi ha scoperto che era ilm Belzebù delle favole, concordando con la tesi accusatoria della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

L'udienza è stata poi aggiornata a dicembre quando toccherà all'avvocato Mastellone tenere la sua arringa per cercare di smontare la tesi accusatoria della Procura e salvare dalla condanna Lavoretano.

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