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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca Parete

L'OMICIDIO DI VINCENZO Al via il processo, la madre: "Ci sono verità nascoste"

Maria Esposito chiede giustizia per il figlio: "Spero che qualcuno parli"

E’ da pochi giorni riuscita a dare una degna sepoltura al figlio ucciso oltre un anno fa, il 7 luglio 2017, e affronterà oggi l’udienza preliminare al Tribunale di Napoli Nord del suo carnefice. Maria Esposito, mamma di Vincenzo Ruggiero, il 25enne di Parete ucciso ad Aversa e fatto a pezzi in un garage di Ponticelli, chiede giustizia.

“Io non so perché è stato fatto questo a mio figlio – spiega in una video intervista a NapoliToday - Lui mi deve dire perché e chi lo ha aiutato". Quando Maria Esposito dice "lui" si riferisce a Ciro Guarente, il 36enne accusato dell’omicidio del figlio. "Non deve più uscire di Galera - afferma Maria - un essere del genere non deve uscire". Il giovane è stato ucciso presumibilmente per gelosia. Guarente era ossessionato dal pensiero che il ragazzo vivesse, in quei giorni, nell'abitazione della sua ex compagna, una transessuale di nome Heven. Tra Vincenzo ed Heven non c'era nulla, ma l'assassino non ha creduto a questa versione.

Sono durate 12 mesi le indagini, molti dei quali trascorsi a cercare i resti del povero Vincenzo, fatto a pezzi in un garage di Ponticelli e poi messo nel cemento a presa rapida. "Guarente è imputato per omicidio e vilipendio di cadavere, mentre il complice Francesco De Turris soltanto di omicidio - spiega l'avvocato della famiglia Ruggiero Luca Cerchia - Speriamo che la pena sia esemplare perché per tale efferatezza non possiamo aspettarci altro".

Maria ha potuto celebrare il funerale del figlio soltanto pochi giorni fa, quando la magistratura le ha restituito ciò che restava del corpo martoriato del figlio. "E' stata una tortura - dice - Ma ancora non conosco la verità. Sono certa che c'è chi sa cose che potrebbero farci scoprire nuovi dettaglio, magari farci scoprire chi era con l'assassino mentre uccidevano mio figlio. Spero che qualcuno parli".

Una possibilità, quella di testimoni non ancora venuti alla luce del sole, che non escludono nemmeno gli avvocati: "Il corpo di Vincenzo è stato tenuto in un autolavaggio di Ponticelli per giorni, con temperature altissime - sostiene l'avvocato Cerchia - non è possibile che nessuno si sia accorto di ciò che stava accadendo". Maria non riesce a darsi pace: "Non potrò mai capire perché 'lui' abbia sfogato su Vincenzo un odio così feroce".

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