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Il boss Salvatore Belforte

Il boss Salvatore Belforte

Ucciso durante la partita, l'omicidio organizzato dal capoclan-pentito che poi lo ha svelato alla Dda

Belforte è stato l'ideatore, ma il piano fu rinviato di 4 anni dopo il suo arresto

Un omicidio ‘studiato’ per vendicarne un altro, ma organizzato quattro anni prima di quanto è stato poi realizzato. 

E’ quanto emerso dall’indagine della polizia di stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che questa mattina ha notificato due ordinanze di custodia cautelare in carcere per omicidio ad Antonio Letizia, 50 anni di Marcianise, e Vittorio ‘Mino’ Musone, 68 anni di Capodrise. 

Un ruolo di primo piano nell’omicidio di Raffaele Paolella (ucciso in un circolo ricreativo mentre guardava la partita Barcellona-Juventus) è stato svolto da Salvatore Belforte, fratello di Domenico, non colpito dal provvedimento cautelare poiché fonte di importanti dichiarazioni sul fatto, anche autoaccusatorie, rese in qualità di collaboratore di giustizia (status che gli è stato poi revocato). 

Salvatore Belforte, infatti, è stato sia l’ideatore che l’esecutore materiale del delitto, deciso per vendicare l’eliminazione del “belfortiano” Giovanni Ruocchio, avvenuta nel gennaio dell’87 ad opera del clan “Piccolo”; del commando omicida aveva fatto parte anche Raffaele Paolella, con funzioni di “specchiettista”. Tuttavia, i propositi di vendetta hanno subito una battuta d’arresto a causa del fatto che, poco dopo, Salvatore Belforte è stato arrestato. 

Rimasto in carcere fino al dicembre del 1990, ha ripreso la pianificazione del delitto per poi procedere anche personalmente alla relativa esecuzione. È stato lui, infatti, che ha materialmente imbracciato il fucile che ha fatto fuoco sulla vittima mentre Antonio Letizia, armato di una pistola, l’accompagnava nel circolo ricreativo con il compito di “tenere a bada” eventuali avventori. Vittorio Musone, invece, era l’autista: è stato lui, infatti, che ha guidato la macchina che ha accompagnato i due killer sul posto e li ha attesi all’esterno, nel mentre veniva consumato il delitto, per poi darsi alla fuga una volta usciti dal locale e saliti a bordo.

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