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Ucciso nel tabacchi, ergastolo definitivo per il killer

Cavaliere condannato dopo cinque pronunce dei giudici

Alla quinta pronuncia difenta definitiva la sentenza di carcere a vita a carico di Mario Cavaliere, 47 anni di Casal di Principe, accusato dell'omicidio di Davide Orabona. La Corte di Cassazione ha, infatti, respinto il nuovo ricorso presentato dal legale difensore e pochi giorni fa ha reso note le motivazioni.

Cavaliere era stato condannato all'ergastolo con rito abbreviato e la sentenza venne confermata nel 2016 in Appello; ci fu un primo ricorso in Cassazione che rinviò il caso alla Corte Territoriale, che però ha riconfermato la condanna al carcere a vita. L'avvocato di Cavaliere ha ripresentato ricorso, ma stavolta lo stesso non è stato accolto.

"La Corte di assise di appello, in sede di rinvio, attenendosi all'indirizzo ermeneutico, fissato da questa Corte nella sentenza rescindente, ha apprezzato i singoli reati satellite, giustificando i segmenti di pena irrogati - scrivono nella motivazione i giudici della Quinta Sezione Penale - Ciò conformandosi al principio di diritto fissato dalla sentenza di annullamento, dunque valutando la congruità, in concreto, dei singoli aumenti di pena specificamente ricollegabili ai reati satellite, come circostanziati e stabilendo le ricadute delle valutazioni così operate, sul trattamento sanzionatorio complessivo, determinato tenendo conto sia della pena base già fissata per il reato più grave di omicidio, sia della pena ricollegabile all'insieme degli aumenti, sia dell'effetto della diminuente per la scelta del rito".

Ed aggiungono: "Con specifico riferimento all'aumento operato si osserva che, con motivazione specifica e non manifestamente illogica, la Corte territoriale ha valutato l'intrinseca, consistente gravità della condotta, in quanto inserita nella sanguinosa faida camorristica tra la fazione Bidognetti del clan dei casalesi e quella del Tavoletta — Ucciero. La sentenza impugnata ha posto in evidenza che la condotta è relativa al porto di due pistole, lungo le vie del paese, teatro dei fatti ed all'interno di un esercizio commerciale, espressione della volontà di affermazione del predominio camorristico del gruppo di riferimento, nonché della finalizzazione della condotta al compimento di azioni onnicidiarie. Si tratta di condotta, aggravata ai sensi dell'art. 7 della legge n. 203 del 1991 e per l'operatività di aggravante ordinaria, indicata come eseguita, in concorso, con il concorrente Giuseppe Setola, soggetto già gravato da precedenti specifici".

La vitima, Davide Orabona, venne uccisa ad appena 27 anni il 14 ottobre 1998 all’interno una tabaccheria con numerosi colpi di pistola; la vittima era ritenuta legata a Cesare Tavoletta e Massimo Ucciero, considerati vertici del gruppo camorristico Tavoletta-Ucciero. L'omicidio si inserisce nel contesto della “guerra”, con numerose vittime, che si consumò nel clan dei Casalesi tra il 1997 e il 2007, tra i gruppi Tavoletta-Ucciero e Bidognetti che si contendevano la supremazia nella gestione delle attività criminali a Villa Literno.

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