Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Teano

Omicidio Mollicone, chiesti 24 anni per ex maresciallo Mottola: "Poteva evitare che Serena morisse"

Durante la requisitoria in Appello il delitto paragonato al caso Vannini. Invocati 22 anni per moglie e figlio del carabiniere

Franco Mottola è "la persona che ha tenuto il comportamento più grave perché era il comandante della stazione dei carabinieri e avrebbe dovuto prendere per primo le iniziative per evitare che questa ragazza morisse": lo ha detto il sostituto procuratore Deborah Landolfi durante la requisitoria nel processo in corte d'assise d'appello che si sta svolgendo a Roma riguardante l'omicidio di Serena Mollicone, la diciottenne di Arce assassinata nel 2001, per la quale sono sotto processo il maresciallo Mottola, sua moglie e suo figlio Marco, tutti di Teano. 

Prima della dottoressa Landofi aveva parlato il procuratore generale Francesco Piantoni. Entrambi hanno chiesto per l'ex comandante della stazione dei Carabinieri di Arce una condanna a 24 anni di reclusione. 

Per il figlio e la moglie dell'ex militare dell'arma, Marco e Annamaria Mottola, procuratore generale e pm hanno invocato 22 anni di reclusione. "Per Marco e Annamaria Mottola chiediamo una pena un pò più alta del minimo edittale vista la gravità della situazione. Inoltre non hanno mai ammesso le loro responsabilità e non hanno mai collaborato", riferisce Angela Nicoletti su FrosinoneToday.

I magistrati hanno poi paragonato il delitto Mollicone a quello di Marco Vannini. Il pg ha spiegato che nel delitto Vannini - il 20enne deceduto, nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, a Ladispoli -, "il giovane era ospite in casa della fidanzata quando viene ferito da un colpo di arma da fuoco sparato dal padre della ragazza (Antonio Ciontoli ndr) e poi lasciato morire senza chiamare adeguati soccorsi".

"L'obbligo di garanzia sorge per il titolare di un'abitazione quando ospita una persona che viene a trovarsi in una situazione di pericolo -  ha detto -, proprio perché trovandosi nella sua abitazione era in un posto dove nessun altro poteva entrare". "Marco ha messo in pericolo la vita di Serena in un appartamento dove solo i Mottola potevano accedere e avevano l'obbligo di intervenire - come hanno scritto i sostituti procuratori generali nella memoria conclusiva -. Entrambi i genitori e lo stesso Marco avevano l'obbligo di garanzia di prestare soccorso alla ragazza che era entrata nell'abitazione di cui solo essi avevano la disponibilità e ciò non hanno fatto, anzi hanno voluto nascondere quanto era successo per evitare conseguenze penali ai danni del figlio. Ma, in questo caso, hanno anche deciso di soffocare la ragazza e quindi di ucciderla deliberatamente, per poi far sparire il corpo ed ogni traccia".

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