Cronaca

L'OMICIDIO DI SERENA Cinque depistaggi per 'incastrare' il carrozziere Belli

L'ex indagato per la morte della studentessa 'scelto' per compromettere l'inchiesta. Per il caso rischiano il processo 3 carabinieri ed una intera famiglia di Teano

Serena Mollicone

Cinque depistaggi costati anni di indagini e carcere. Sono quelli che hanno provocato una insopportabile sofferenza a Carmine Belli, il carrozziere che per lungo tempo è stato ingiustamente accusato di aver ucciso Serena Mollicone, la studentessa morta in tragiche circostanze 17 anni fa nella caserma dei carabinieri di Arce.

Per la morte della ragazza sono indagati l'ex comandante della stazione di Arce Franco Mottola di Teano, la moglie Anna, il figlio Marco, l'ex vice comandante della stazione di Arce, il luogotenente Vincenzo Quatrale, e l'appuntato Francesco Suprano, questi ultimi due convolti con posizioni minori compresa l'istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi.

Come riporta FrosinoneToday, il primo depistaggio nasce dalla foto di Serena sparsa in tutta la provincia dopo la sua scomparsa. I volantini mostrano un’immagine della ragazza diversa e soprattutto non recente. Belli, una volta appreso dalla sparizione di una giovane donna e una volta vista la foto del volantino quel giorno di giugno di 17 anni fa, dedusse di aver incontrato Serena e da cittadino onesto decise di informare gli investigatori. Per l'uomo, come lui stesso dichiara, “sarà l'inizio della fine”.

L'INTERVISTA VIDEO DI TODAY 

Altro depistaggio arriva dalle dichiarazioni mai rilasciate dalla proprietaria di un bar della zona. Per anni si è creduto che la barista avesse riferito ai carabinieri di 'aver visto Carmine Belli con Serena Mollicone nel piazzale antistante il locale'. In realtà la stessa Stefania Bianchi dichiarò sin dai primi interrogatori di non aver visto la giovane scomparsa insieme al carrozziere ma una donna a lei conosciuta e residente a Monte San Giovanni Campano simile per aspetto e abiti a Serena. Qualcuno, volutamente, non prese in considerazione le dichiarazioni della Bianchi e preferì percorrere la strada dell'assurdo.

Il maresciallo casertano Mottola interrogherà quindi Belli per ben 18 volte, senza mai mostrare al carrozziere una foto recente della ragazza uccisa. Un confronto elementare ceh avrebbe potuto evitare a Belli di trascorrere anni in cella. Infine la droga trovata nei cassetti di casa, il telefono di Serena che scompare appare: tutti segnali del voler confondere la acque di una vicenda che ora però sta per arrivare alle battute finali. A breve infatti i cinque indagati potrebbero essere rinviati a giudizio: il magistrato Maria Beatrice Siravo dovrà infatti decidere a breve se inoltrare la richiesta al giudice per le indagini.

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