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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Cronaca San Felice a Cancello

Spara alla moglie e la uccide: ergastolo per l'imbianchino

La Corte d'Assise di Appello accoglie il ricorso della Procura e condanna Michele Marotta per l'omicidio di Maria Tedesco

Condanna all’ergastolo per Michele Marotta, l'imbianchino 37enne di San Felice a Cancello accusato dell'omicidio della moglie Maria Tedesco, di 33 anni, avvenuto l'11 novembre 2020 in una stradina sterrata nei pressi di via Castello, in località Cancello Scalo.

E’ quanto disposto dalla Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli che ha accolto il ricorso avanzato dal Sostituto Procuratore Nicola Camerlingo del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che nella sua requisitoria dinanzi alla Corte d’Assise richiese l’ergastolo per l’uxoricida. Michele Marotta fu condannato 26 anni e 6 mesi di reclusione. Per la Procura si trattó di un omicidio spinto dal movente della gelosia in un contesto di violenza domestica che collideva con l'idillio della coppia "perfetta" tanto descritto da amici e familiari. Un omicidio efferato quindi, una crudeltà che si evinse anche dai 6 colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata, al punto che alcuni schizzi di sangue impregnarono la canna del revolver, della Magnum 357 regolarmente detenuta dal killer per uso caccia che attinsero al petto e alla schiena Maria Tedesco uccidendola.

Per la Procura, inoltre, il delitto fu premeditato: la vittima confessò la sera prima al marito di avere una relazione extraconiugale. E la mattina successiva, Michele, uscito con la moglie per ritirare il certificato di guarigione dal Covid, rientrò a casa per pochi minuti per prendere la pistola con cui uccise Maria. Infine, il pm insistette sui motivi futili ed abietti: la gelosia. Per questo, nonostante l'atteggiamento collaborativo dopo il delitto (l'imbianchino contattò i carabinieri e confessò subito l'omicidio) la Procura aveva invocato il 'fine pena mai' per Marotta. I difensori del killer in primo grado - gli avvocati Rosa Piscitelli e Stefania Pacelli - nelle loro arringhe misero in discussione la tesi della Procura sulla premeditazione del gesto omicidiario di Marotta puntando l'accento sul fatto che si fosse trattato di un omicidio d'impeto, il tragico epilogo di una colluttazione. Per le legali l'uxoricida si trovava, inoltre, in una condizione di non piena capacità di intendere, avulso dalla realtà circostante. Inoltre le arringhe difensive hanno anche evidenziato come Michele si fosse armato per 'spaventare' il rivale in amore, colui che metteva in crisi le sue certezze e la serenità della sua famiglia. Una tesi che era stata accolta dalla Corte d'Assise che ha escluso le aggravanti della premeditazione e della crudeltà concedendo le attenuanti generiche in misura equivalente alle restanti circostanze aggravanti.

Scena ribaltata in secondo grado dove i giudici accogliendo l’istanza del pm sammaritano ha condannato Michele Marotta assistito dall’avvocato Giaquinto all’ergastolo.

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