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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca San Felice a Cancello

L’omicidio di Maria: il marito-killer chiede scusa al figlio ed alla famiglia della donna

Ascoltato davanti ai giudici, la difesa prova a far emergere l’abbassamento della soglia della capacità di intendere al momento del drammatico evento

Un’udienza importante del processo a carico di Michele Marotta quella svoltasi lunedì in Corte d’Assise. L’imputato di San Felice a Cancello è stato ascoltato dai giudici per rispondere della gravissima accusa di aver ucciso la moglie, Maria Tedesco, 33 anni, originaria di Maddaloni.

Marotta, dopo aver chiesto perdono prima al figlio poi alla famiglia Tedesco, a fatica e con voce flebile, ha rievocato tutto quanto accadde quel maledetto 11 novembre 2020. Il pubblico ministero della Procura ha provato a far emergere alcuni elementi per dare peso alle aggravanti che vengono contestate all’uxoricida. Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche il medico della Procura.

La difesa, condotta dalle avvocate Rosa Piscitelli e Stefania Pacelli, ha cercato di individuare tutti i punti nevralgici ed essenziali dell’omicidio. La difesa ha chiamato a deporre, al banco dei testimoni, il medico psichiatra di parte che ha, a seguito di attenta analisi, rappresentato la effettiva condizione psichica all’atto dell’evento con delle analisi appropriate circa la personalità e la incidenza di elementi particolarmente pregnanti, che possono aver provocato un abbassamento della “capacità di intendere” del soggetto. Il processo continuerà con l’audizione di altri testi alla prossima udienza.

“E’ un caso particolarissimo di omicidio e merita grande attenzione per circostanze e dinamica” affermano le avvocate dell’imputato Piscitelli e Pacelli. “Soprattutto serve la giusta sensibilità. Marotta deve pagare per il reato commesso, ma è evidente che da una ricostruzione chiara dell’evento, questi mai si è smentito, mai ha aggiunto o tolto qualche elemento rispetto alla ricostruzione riportata nell’immediatezza del fatto.  Certamente ciò aiuta a raggiungere auspicabilmente, la verità di quei momenti terribili per la vittima, determina un fondamento validissimo per la decisione finale. Ogni qualvolta si parla di questi processi è chiaro che si stringe un nodo in gola, ed il pensiero va alla vittima che mai avrebbe dovuto subire ciò, mai avremmo voluto raccontarlo. Ed è per questo che assumiamo una condotta particolarmente compita alla ricerca di quella speriamo risulti la verità, scevri da qualsivoglia pregiudizio. Una verità che si collocherà nelle vite di questi superstiti della tragedia che mai dimenticheranno, mai potranno ritornare indietro, ma solo ciascuno portare il peso del fardello, “della notte” interiore mai finita  da quel tragico giorno".

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