Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Zagaria svela il retroscena dell'omicidio Lubrano: "Invocò pietà prima di essere ucciso"

Ciccio 'e Brezza rivela agli inquirenti la fase esecutiva del delitto: "Michele sapeva tutto. Anche suo padre Vincenzo doveva essere ammazzato"

Francesco Zagaria alias Ciccio 'e Brezza

Raffaele Lubrano chiese pietà e nel rivolgersi al suo killer, Vincenzo Schiavone alias Petillo, lo implorò: "Basta, basta". E' questo il racconto del delitto fatto da Francesco Zagaria, alias Ciccio 'e Brezza, il colletto bianco vicino a Michele Zagaria, divenuto dall'estate del 2019 collaboratore di giustizia, che prese parte alla fase esecutiva dell'omicidio in qualità di specchiettista.

Zagaria racconta le fasi preparatorie dell'omicidio di Lubrano, avvenuto nel 2002. Un delitto spalmato in 4 giorni, dal primo incontro presso la sua masseria a Brezza in cui apprese la volontà del clan di uccidere sia Raffaele Lubrano che suo padre Vincenzo. Queste almeno le intenzioni. Un piano, architettato da Enrico Martinelli, che aveva avuto il placet dei capi del clan: Michele Zagaria e Francesco Schiavone Cicciariello. Un coinvolgimento che lo stesso Franco Zagaria conferma: "Michele sa tutto" gli disse Salvatore Nobis, alias Scintilla. Parole che "furono per me l'ordine che mi proveniva da Michele Zagaria di partecipare all'omicidio", spiega Ciccio e' Brezza. 

Così Zagaria e Nobis si misero sulle tracce dei Lubrano, salvo poi desistere per Vincenzo Lubrano: "Era molto difficile che padre e figlio uscissero insieme", ha spiegato Zagaria. Dopo ben 4 giorni di appostamenti la vittima venne individuata all'esterno del suo ufficio a Pignataro Maggiore. "Avvisammo il commando di avvicinarsi all'ufficio parcheggiando l'autovettura in una stradina a distanza di circa 500 metri". A dare la battuta furono, secondo il racconto del collaboratore di giustizia, lo stesso Zagaria ed Antonio Santamaria. "Gli dissi di telefonare al commando perché vidi uscire Lello Lubrano e lo vidi aprire lo sportello della sua macchina mentre si accingeva a salirvi da solo. Dissi allora a Santamaria di chiamare e Santamaria così fece una telefonata di pochi istanti a Petillo". 

Così la vittima venne raggiunta ed uccisa. Nella fuga il commando dei killer forò anche una gomma: "pensai immediatamente che bisognava andare a recuperarli con un rischio altissimo di essere intercettati dalle forze dell'ordine o dagli affiliati dei Lubrano". Dopo un po' l'auto con a bordo i sicari giunse al luogo d'incontro prima di essere bruciata in una masseria.  

Qui Zagaria apprese i dettagli dell'omicidio con la pietà invocata dalla vittima. "Lo implorava di non ucciderlo dicendogli testualmente "basta, basta"". Parole che "a distanza di tanti anni provocano in me ancora forti emozioni", conclude Zagaria. 

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