Cronaca

Zagaria e Caterino mandanti dell'omicidio Lubrano: 4 arresti dopo 19 anni

Il Riesame accoglie il ricorso dell'Antimafia e dispone l'ordinanza. In manette anche Nobis e Santamaria: furono gli specchiettisti

Altri 4 arresti per l'omicidio di Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo capoclan dell'omonimo gruppo operante a Pignataro Maggiore. I carabinieri del nucleo investigativo di Caserta hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del boss Michele Zagaria e Giuseppe Caterino, rispettivamente detenuti a Sassari e Viterbo, ritenuti i mandanti dell'omicidio. Arresto anche per Salvatore Nobis (62 anni) ed Antonio Santamaria (46 anni), detenuti rispettivamente presso le case circondariali di Tolmezzo e Viterbo, che avrebbero svolto il ruolo di basisti del delitto.Si chiude dunque il cerchio sul delitto di Lello Lubrano, ucciso quasi 19 anni fa a Pignataro Maggiore.

La sera del 14 novembre 2002 la vittima, dopo aver lasciato il suo studio di via Vittorio Veneto, mentre percorreva la strada a bordo di una Toyota Land Cruiser, diretta verso la zona periferica, veniva dapprima superata da un’Alfa Romeo 164 e poi bloccata nei pressi del Bar Giordano, dove i killer iniziavano ad esplodere diversi colpi d’arma da fuoco. Lubrano, nel disperato tentativo di scampare all’agguato, riusciva ad invertire la marcia, tentando la fuga in direzione del centro abitato. 

Il commando omicida, quindi, si poneva all’inseguimento esplodendo numerosi colpi lungo l’intero tragitto fino alla via Latina, ove i killer raggiungevano e finivano il Lubrano che, nel frattempo, dopo aver urtato con il suo fuoristrada il muro di un’abitazione, aveva tentato una disperata la fuga a piedi. Portato a termine l’efferato delitto, gli autori si dileguavano in direzione di Pastorano, abbandonando l’Alfa Romeo 164, risultata rubata ad Aversa il 12 novembre 2002, in località Arianova ove veniva successivamente rinvenuta bruciata con all’interno le armi poco prima utilizzate.

Le indagini hanno consentito di accertare come l’omicidio in questione nacque a seguito delle mire espansionistiche del clan dei Casalesi su una porzione di territorio ove agiva un sodalizio criminale autoctono, il clan Lubrano-Ligato-Abbate. Ciò, nel corso del tempo, aveva determinato spesso frizioni, seguite da tregue strategiche, al culmine delle quali il vertice camorristico di Casal di Principe era prevalso, dettando le proprie regole, imponendo la presenza di loro luogotenenti e costringendo “i paesani” ad accontentarsi della gestione di attività delittuose di minore rilevanza e fruttuosità.

I provvedimenti restrittivi costituiscono l’epilogo di una articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, avviata nell’anno 2019 che ha consentito di accertare il coinvolgimento dei 4 arrestati esponenti di primissimo piano del clan dei Casalesi. In un primo momento la richiesta di misura cautelare era stata respinta dal gip che aveva disposto il carcere solo per Francesco Schiavone, alias Cicciariello. Il tribunale del Riesame, però, ha accolto il ricorso dell'Antimafia disponendo l'ordinanza anche per Zagaria, Caterino, Nobis e Santamaria. 

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