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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca Casal di Principe

Omicidio Laiso, condannati Schiavone jr e altri 5

Il delitto avvenne a Villa di Briano nel 2010: la vittima uccisa per il rischio di una guerra intestina al clan

Sentenza riformata per Bartolomeo Cacciapuoti, confermate le pronunce di condanna per Mirko Ponticelli, Nicola Della Corte, Mario Iavarazzo, Nicola Schiavone, Francesco Barbato, imputati per l'omicidio di Crescenzo Laiso avvenuto a Villa di Briano il 20 aprile 2010. È quanto stabilito dalla Quarta Sezione della Corte d'Assise d'Appello di Napoli presieduta dal giudice Roberto Vescia con a latere Vincenzo Alabiso che ha riformato la sentenza di condanna in primo grado nei confronti di Cacciapuoti con la quale gli erano stati inflitti 30 anni di reclusione con una nuova condanna a 20 anni di reclusione con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Confermate le pronunce di condanna in primo grado per gli altri vorrei: 20 anni per Nicola Della Corte e Mirko Ponticelli; 14 anni per i collaboratori di giustizia Nicola Schiavone, Mario Iavarazzo, Francesco Barbato. L'omicidio di Crescenzo Laiso si consumò in via Castagna a Villa di Briano nel pomeriggio del 20 aprile 2010 dove venne crivellato con 13 colpi di pistola calibro 9 che non gli lasciarono scampo. A rivelare i retroscena del raid omicidiario è stato Nicola Schiavone, figlio di Francesco Sandokan Schiavone, all'epoca capoclan dell'omonima fazione ed attuale collaboratore di giustizia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Schiavone ricevette numerose lamentele dai suoi affiliati in merito a presunti comportamenti assunti da Crescenzo Laiso, fratello di Salvatore 'Chiccinoss', che tratteneva per sé molti dei proventi delle estorsioni fatte ad imprenditori e commercianti dell'Agro Aversano anziché riversarli nelle casse del clan.

Un atteggiamento superabile a dire del pentito Schiavone ma ciò che determinò la morte di Laiso furono dei commenti pericolosi che potevano generare una lotta intestina al clan. Laiso si dichiarava capo di Trentola Ducenta, storicamente nell'orbita criminale di Michele Zagaria. Al fine di evitare una guerra interna venne decretata la condanna a morte di Crescenzo Laiso. Quel pomeriggio del 20 aprile 2010 si trovava alla guida della sua Smart quando venne avvicinato in via Castagna a Villa di Briano da una moto Transalp di colore amaranto guidata da Mirko Ponticelli con Francesco Barbato come passeggero che fu l'esecutore materiale dell'assassinio.

Laiso, alla vista dei due, cercò di fuggire consapevole del suo atroce destino. Scese dall'auto e cercò di fuggire a piedi ma non ebbe scampo sotto una pioggia di proiettili calibro 9, di cui 13 che lo raggiunsero e lo ridussero ad un colabrodo. Nel gennaio 2021, a distanza di 11 anni dall'efferato delitto, sono stati individuati ulteriori responsabili della morte di Laiso tra cui Nicola Della Corte, Mario Iavarazzo, Bartolomeo Cacciapuoti. Iavarazzo, Cacciapuoti e Della Corte, secondo gli inquirenti, avrebbero fornito il loro supporto logistico al commando omicida partecipando alle ricerche della vittima e segnalando i suoi movimenti ai killer. Nel collegio difensivo sono stati impegnati Mirella Baldascino, Claudio D'Isa ed Esposito.

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