Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio Tondi, confermata la condanna a 27 anni per il marito Emilio Lavoretano

La Corte d'Assise d'Appello conferma la pesante pena a carico dell'ex meccanico

Emilio Lavoretano condannato anche in Appello

Emilio Lavoretano è colpevole. La Prima Sezione della Corte' d'Assise d'Appello di Napoli, presieduta dal giudice Maria Alaia, ha confermato la condanna a 27 anni di carcere per l'ex meccanico di Santa Maria Capua Vetere accusato dell'omicidio della moglie, Katia Tondi.

Emilio Lavoretano è stato ritenuto, ancora una volta, l'unico responsabile dell'omicidio della giovane mamma strangolata con un laccio nell'appartamento al terzo piano del Parco Laurus di San Tammaro il 20 luglio 2013. Una sentenza pesante nonostante le indagini condotte siano state abbastanza lacunose, l'assenza di movente presumibilmente dato da una morbosa gelosia mai riscontrata e nonostante accertamenti tecnici mai effettuati che avrebbero forse disseminato certezza, Emilio Lavoretano è da ritenersi ancora un uxoricida.

L'unica prova schiacciante della colpevolezza del presunto uxoricida Lavoretano è l'orario. Secondo l'impianto accusatorio l'omicidio consumatosi tra le mura domestiche della giovane mamma sarebbe avvenuto tra le 18 e le 19 di quel tragico sabato di luglio nel quale Emilio Lavoretano era in compagnia della moglie e del loro figlioletto di pochi mesi. L'incontrovertibilità dell'orario del decesso di Katia Tondi sarebbe stata fornita dalla misurazione della temperatura corporea della vittima. Tale misurazione avvenne con estrema superficialità mediante "termotatto" ossia la semplice mano del medico legale utilizzata come strumento di precisione oggettiva. Una superficialità talmente palese tanto da farsi ricorso al dato autoptico del contenuto gastrico di Katia Tondi e si giunse ad un orario approssimativo alle 18 ora in cui Emilio Lavoretano era a casa.

Un dato non oggettivo, come evidenziato dai difensori di Lavoretano, gli avvocati Carlo De Stavola ed Elisabetta Carfora, poiché l'apparato digerente di ciascuno ha funzionalità tipiche e non oggettive. L'appello ai criteri oggettivi per stabilire l'orario della morte di Katia Tondi è quanto evidenziato dalla difesa giacché di oggettivo la vicenda di Lavoretano sembra avere ben poco. La superficialità dell'attività investigativa, come evidenziato dai difensori, è proseguita con la mancata esecuzione di accertamenti tecnici non ripetibili che non rese possibile che venissero effettuati esami sugli indumenti indossati da Katia Tondi. La donna si difese e la prova ne erano i segni sul collo e sul volto giacché cercó di sottrarsi al suo aggressore che la sorprese di spalle mentre le rubava la vita stringendole un laccio al collo. Quegli abiti indispensabili per accertare la presenza di tracce biologiche dell'omicidio non furono mai analizzati perché gettati via a seguito della mancata richiesta di sequestro da parte degli inquirenti.

Emilio Lavoretano è stato considerato l'unico imputato dell'omicidio efferato della moglie. Eppure Katia Tondi venne trovata nel corridoio di accesso alle altre camere in una casa dove la camera da letto era stata messa a soqquadro, dove erano stati sottratti 30 euro dal portafogli, la  fede della vittima ed un punto luce, mai ritrovati. L'ipotesi di un furto finito in tragedia venne eclissata poco dopo l'apertura delle indagini. Il dito venne puntato contro Emilio Lavoretano che la Procura ha definito un soggetto pericoloso capace di progettare lucidi disegni delittuosi non nuovi ad atti d'ira e di odio, mentre gli avvocati delle parti civili (Gianluca Giordano, Giovanni Plomitallo e Rosanna Santoro) hanno evidenziato come l'ex meccanico avesse mentito in più occasioni.

Un bugiardo che non pianse, non lasciò trapelare emozioni per l'accusa. Eppure dalle registrazioni delle chiamate fatte al 118 ed al 113 nell'atto del ritrovamento del corpo senza vita della moglie la disperazione c'era. I legali di Emilio Lavoretano presenteranno ricorso in Cassazione al deposito della motivazione tra 90 giorni.

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